Le strade di casa.

Salutare il piccolino con un bacio e molte risate. Conoscere la bimba di un’ amica godere di una confidenza inaspettata sorprendente e,  nei loro occhi, rivedere la meraviglia dei primi giorni, che già è per noi divenuta altro, nuovo e bello ma diverso. E camminare, calpestare strade, perdersi un po’ per ritrovarmi donna, nella città che mi ha visto bambina, in una vita che sembra appartenere a qualcun altro, e che invece si svela nelle cicatrici dei pensieri. Cerco memorie nuove, che mi rivelino percorsi inusuali, strade traverse che, come la vita, spariglino le carte e, così, regalino bellezza, per far compagnia alla malinconia che, inevitabile, corre dietro ai ricordi.

Standard

Allo specchio.

Voglio tutto. Voglio amore e soddisfazione, essere una madre presente, una moglie – compagna, un’amica, voglio scrivere e farlo bene. Forse voglio troppo per riuscirci, o forse, come sempre, la paura di fallire è così grande, l’idea di deludere così fisicamente dolorosa, che mi saboto da sola, per non sbagliare, mi fermo prima. Che poi, sbagliare, non è l’errore che mi spaventa, non negli altri, e neanche di riconoscere i miei a me stessa, ma ho paura di deludere chi ho vicino, l’idea di dovermi meritare l’amore e la paura ancestrale di una solitudine di bambina. Mi blocca. Manca quasi il respiro e provo una rabbia sorda verso di me, incapace di reagire ad un passato lontano, così vulnerabile, nel guardare in faccia un dolore che è un buco nero, di cui conosco gli abissi e di cui ho terrore. Respiro, una volta, e un’ altra ancora. Vedo un riflesso nello specchio. La me bambina che mi scruta, occhi luminosi e con un guizzo spensierato,che non ho mai avuto. Si apre in una risata tintinnante, che rimbalza nel tempo di uno sguardo, e me la regala. Quel sorriso fiducioso, ha gli occhi di mio figlio. Ho deciso di salvarmi.

Standard

Soffiare bellezza.

Undici anni da quel luglio universitario, un esame bello appena fatto e due coinquilini che mi prendevano in giro, per il mio saltellare per casa affacciandomi alla finestra, ad ogni suono che mi pareva tuo. E ancora sento quell’ emozione, il cuore salterino, le guance indolenzite per il sorriso, ogni volta che ti vedo arrivare tra la gente, quando ci incontriamo fuori, spesso insieme al piccino che ci ha rimbambiti da quasi tre anni. È un amore forte, ha attraversato qualche nuvola,  la vita coi suoi saltafossi, i dolori e le gioie grandi, ma lo accompagna una certezza: l’ ho sempre saputo, ed è sempre più vero, siamo bravi a cercare la bellezza, a farla volare. Siamo bravi, a fare bolle di sapone, insieme.

Standard

Auguri mamma.

Qualche giorno fa è stato il compleanno della mia mamma, che col nipotino rivedo sorridere, di nuovo grata alla vita, per il bimbo color frollino, che le ha rapito il cuore. A volte, lo ammetto, vorrei aver avuto io, il potere di restituirle quel sorriso, e una fitta pungente mi stupisce il cuore; ma è un attimo, e lascio che si trasformi e faccia spazio all’unica cosa che ha senso: la gioia, profonda, e quasi materna che ho per lei, nel vedere i suoi occhi accesi di un’ allegria da bambina, da non dover più ricercare in fotografie troppo lontane, ma vivi e ridenti, ora, mentre gioca col piccolo marachella. Buon compleanno mamma, di risate e giochi, feste con le candeline e regalini stropicciati, buon compleanno, nonna.

Standard

Radici, legami e libertà.

Radici non ne ho mai sentite, nessun senso di appartenenza profonda ad un luogo, nessun sentire comune che porti sicurezza. Eppure, o forse proprio per questo, ho costruito legami forti, viscerali, alcuni sanno di famiglia e quotidianità, altri regalano preziosi momenti di condivisione, da ritrovare in incontri attesi e curati. Ognuno di essi è frutto di scelta, anche quelli più propriamente familiari, sono coltivati in ogni chiacchierata, nei rari ritrovi fisici e nelle risate virtuali solo per il mezzo, ma concrete, nei sorrisi che appiccicano sul volto. La mia conquista, è rendere i legami liberi dai ruoli che li imbrigliano, così  nipoti e cugine diventano amiche, cognate e zie confidenti, le amiche ( preziose) sorelle di vita, mio figlio compagno di giochi, mio marito, tutto questo messo assieme. Rapporti liquidi che non necessitano di definizioni e che arricchiscono la mia vita con sfumature che non saprei trovare, e che, ne sono certa, esprimono la loro luce grazie al non essere radicati in nomi usuali, che appannano di consuetudine la meraviglia degli incroci di vite.

Standard

Dare baci ai fiori.

Al lago di Molveno, con lo zio Stefano che parla con Elia la lingua dei grandi, ma con un’ accento di timido affetto che non può sfuggire e mi fa essere grata delle persone che vogliono bene al piccolo meraviglio, solo perché è lui; e poi piedini che sguazzano nell’acqua fresca e corrono sull’erba, sassi che suonano ” pluf” nel verde del lago, pescetti da salutare e fiori a cui mandare baci. Vacanze col nostro odore, con l’eco di risate a occhi spalancati e abbracci sonnacchiosi, quando è l’ ora della nanna.

Standard