Sere in città.

Uscire tardi, e ritrovare quei posti che mi appaiono come un regalo, custoditi da palazzi abbandonati e muri stinti, con la ferrovia alle spalle, che mi ricorda un nonno mai conosciuto ma presente nei racconti di famiglia. Ed è bello ritrovarsi bambini, tra lo scivolo e l’altalena, e poi avere un’ istante per noi, due passi di una danza a due, buffi e antichi come l’ amore, ed essere riportati alla realtà, da manine veloci e piedini curiosi di vita, che con adorabile egocentrismo, riportano l’ attenzione ai due occhioni che li accompagnano. Serate nostre, improvvisate e perfette,  nelle loro sbavature da polaroid, di quelle foto che scivolano fuori dal libro e ti fanno spuntare un sorriso, tirando gli angoli della bocca.

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