Come se…

Mamma di pancia, mamma per scelta, genitori naturali, genitori adottivi, vite che si incrociano, loro malgrado, caparbie si uniscono in una sola persona: un figlio, che, col tempo, saprà forse accogliere in se ogni parte, riconoscendone i tratti, più che comprendendo col pensiero, sentendoli sul corpo e nell’anima. Perché, il corpo capisce, sente, ricorda, ha memoria di quello che la mente oblia, per salvarsi. Ritrovo in sogno uno sguardo di madre, nei miei occhi neonati, sento uno strappo del cuore, un vuoto intorno al corpo bambino. E poi la sensazione calda, di un luogo nuovo, diverso, che promette storie d’amore, per me, e braccia da avvolgermi attorno. Mi pare talvolta, o forse era così tempo fa, che, nel desiderio di amorevole certezza, si tema di non riconoscere una verità cristallina: adottare non è come avere una figlio di pancia. Non parlo del sentimento e dell’emozione, quello, ne son certa, è identico. Ma il percorso è diverso, e nel dirlo chiaramente non vi è alcuna scala di merito, diverso non significa migliore o peggiore, solo è un modo altro, di diventare famiglia. Sono rapporti da costruire, in cui è necessario tessere assieme la trama di una storia comune, privi dell’iniziale intimità, ma forti e belli di una scelta d’amore consapevole. Il corpo piano piano riconosce e si appropria dell’altro, la vicinanza va conquistata, ma regala somiglianze inattese. E allora “come se ti avessi fatto io”, si può sostituire ad un “perché ho scelto di averti” , e quanta dolcezza e pazienza in questa scelta, quanta bellezza in una scelta compiuta ogni giorno, sempre a ricordare che ci si appartiene, ci si adotta a vicenda, padri, madri e figli, ognuno con le sue ammaccature, che, insieme, regalano un quadro di imperfetto splendore.  Non ho i loro occhi ma ne ho imparato lo sguardo, e lo ritrovo appiccicato, sul volto di mio figlio.

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Fuoriposto.

A scuola di Elia, si formano capanelli di mamme, fuori dal portone, alcune si conoscono già, altre si riconoscono, per tratti somatici o abiti simili. Lo so, o almeno lo spero,  che tra un po’  anche noi come i nostri bimbi, scioglieremo il ghiaccio, qualche chiacchiera vaga, su come crescono in fretta e magari più a fondo, con qualcuna; per ora mi rivedo ragazzina, all’entrata di un’ altra scuola, un pesce fuor d’ acqua, tra adolescenti che avevano la terribile colpa di essere, ma forse,  sembrare, a loro agio, sicuri nella loro moda improbabile da ragazzini, mentre io, desideravo essere trasparente, se possibile levitare, per non fare rumore. Il tempo mi ha regalato la voglia di sfidarmi, di entrare a chiedere un caffè, anche se a voce bassa, senza pensare di disturbare chi sta dietro il bancone, mi alleno continuamente ad essere la parte più coraggiosa di me, non sempre riesco, ma ostinatamente riprovo. Perciò, per adesso me ne sto nel mio angolino di cortile, saluto con la mano,  un sorriso e scappo via, identica al piccoletto che ho appena lasciato dentro. Mi farò insegnare anche come ballare coi bimbi, appena trovo il coraggio!

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Memorandum.

Lo so, presto sarà abitudine, lasciarti a scuola la mattina, un bacio e via, tutti e due a far cose da grandi, ora però, che siamo ancora all’inizio, un poco sento la fatica di salutarti piangente, e si, son certa che hai due maestre dolci e allegre, me lo dicono i loro sorrisi e la sollecitudine che mostrano verso voi piccini, ma  lo strappo che porto dentro si fa prepotentemente sentire. Al di là di te, che so, a scuola stai bene, le tue lacrime coraggiose, mentre ti ripeti ” Mamma toilna sempie”, mi commuovono  e mi ricordano che sono grata che tu abbia questa certezza. La paura di essere lasciata, come una bimba sperduta di Peter Pan, mi accompagna da sempre, nonostante l’abbraccio di una famiglia bella, e le persone care, di cui l’affetto lo sento, lo tocco da quanto è concreto. E allora, forse, il segreto è accettare questo timore, lasciare che sia parte di me, e costruirne forza e voglia di esserci per chi amo. Come un memorandum per la felicità, per ricordare alla piccola me, che, nonostante tutto, l’amore l’ho trovato, e  perché si, per il mio piccolo, mamma torna sempre; e io so, che non è scontato.

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Spensieratezza romantica.

579603_10200597583205859_1246252317_nSiamo arrivati insieme, quella mattina, le mani intrecciate, emozionate per quel nuovo inizio, che profumava di romanticismo spensierato, ma, allo stesso tempo, custodiva la certezza di esserci trovati e, forse, un po’  salvati. Gli occhi si sono riconosciuti,  in un vagone scalcinato di un alba nebbiosa, e continuano a scegliersi, in ogni sorriso dopo le discussioni, in ogni carezza dopo essere stati lontani,  in ogni risata che ha senso solo per noi. Come tutti gli innamorati pensiamo di essere unici, e non importa se non lo siamo, insieme è bello cercare di esserlo. E ti voglio accompagnare nella nostra avventura, come otto anni fa e ancora di più, ora che al romanticismo si affianca la consapevolezza delle ombre, che,  insieme, sconfiggiamo sempre. Buona strada a noi, amore.

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Crescere.

14232433_10210265080927260_68580205807610569_n (1) Lo temo un po’, questo settembre che saluta l’estate, con gli ultimi strascichi di sole caldo e la luce del giorno che si assopisce sempre prima, e che, quest’anno, porta grandi cambiamenti, piccole rivoluzioni di vita che mi trovano in bilico, tra l’emozione sottile di una nuova avventura e il timore di cadere. È così, amo le evoluzioni, le nuove scoperte, ma vivo sempre un attimo di spaesamento iniziale, in cui paura e spinta al nuovo, sembrano mantenere in equilibrio la bilancia del mio tran tran, finché la curiosità non prende il sopravvento, tiro il fiato e mi butto nella nuova avventura. Immagino sia utile, in un certo senso, questo iniziale stallo, mi serve per raccogliere i pensieri e partire con più determinazione. Tra pochi giorni, il piccolo Elia inizierà la scuola dell’infanzia, per noi è un grande passo, perché in questi tre anni siamo stati sempre assieme, con qualche pausa grazie alla tata o ai nonni, e, se c’è stata, anche, la fatica di rosicchiare il tempo qua e là, più spesso, c’è stata la bellezza di decidere le nostre giornate e costruirle come volevamo. E adesso, che è, per tutti e due, venuto il momento di crescere ancora, sento l’eco sottile delle mie paure, l’incertezza di non ritrovarmi, dopo tanto tempo che non sono più sola, di non riconoscermi in un spazio vuoto. Poi, però, respiro forte e apro gli occhi, e mi accorgo che, certo, non mi riconosco più, è inevitabile, perché sono cambiata così profondamente in questi anni, che doveva essere così, e allora eccola la nuova avventura, riscoprirmi ancora una volta, e in fondo ai pensieri ritrovarmi, mutata e cresciuta, e proprio per questo, sempre più me stessa.

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