Fuoriposto.

A scuola di Elia, si formano capanelli di mamme, fuori dal portone, alcune si conoscono già, altre si riconoscono, per tratti somatici o abiti simili. Lo so, o almeno lo spero,  che tra un po’  anche noi come i nostri bimbi, scioglieremo il ghiaccio, qualche chiacchiera vaga, su come crescono in fretta e magari più a fondo, con qualcuna; per ora mi rivedo ragazzina, all’entrata di un’ altra scuola, un pesce fuor d’ acqua, tra adolescenti che avevano la terribile colpa di essere, ma forse,  sembrare, a loro agio, sicuri nella loro moda improbabile da ragazzini, mentre io, desideravo essere trasparente, se possibile levitare, per non fare rumore. Il tempo mi ha regalato la voglia di sfidarmi, di entrare a chiedere un caffè, anche se a voce bassa, senza pensare di disturbare chi sta dietro il bancone, mi alleno continuamente ad essere la parte più coraggiosa di me, non sempre riesco, ma ostinatamente riprovo. Perciò, per adesso me ne sto nel mio angolino di cortile, saluto con la mano,  un sorriso e scappo via, identica al piccoletto che ho appena lasciato dentro. Mi farò insegnare anche come ballare coi bimbi, appena trovo il coraggio!

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