Felicità  e bellezza 

“Mamma, compiamo i quetti fioli ?” “Topino, vuoi i fiori ? Perché ?” “Mamma! Sono belli quetti fioli,  io piace tanto, noi piendi fioli belli belli ?”. Ovviamente abbiamo preso  i fiori belli, e, a casa, abbiamo preparato un “vasino calino  calino” tutto per loro. Mi ammalia la sua capacità  di apprezzare le cose belle, un colore che gli piace, anche nella carta plasticosa del supermercato, o nelle crepe di un muro, che ai suoi occhi, non sono sfregi, ma disegni del tempo. E mi auguro per questi giorni nuovi, di saperli spacchettare uno ad uno, con lo stupore dei bambini e la consapevolezza del regalo che sono, anche quelli di pioggia, tristi o solo noiosi, e che sta a noi, riempire di luce. Ci  auguro di continuare ad allenarci alla bellezza, quella sfacciatamente travolgente,  e quella gentile, che sorprende lo sguardo, quando viene scoperta; di sapere godere delle persone che amiamo, custodirne con cura l’ affetto, e di regalarci nuove amicizie. Mi preparo ad un tempo di nuovi inizi, accompagnati da un poco di timore, ma lo prendo per mano, e salto più  in alto. Voglio sorrisi allegri e occhi dolci, sorprese e risate buffe. Festeggio con un picnic sul divano, un bel cartone per tutti e il vino che piace a noi grandi. Per salutare i giorni passati, e, soprattutto, dare il benvenuto  a quelli nuovi, tutti da inventare,  ho i compagni di festa migliori del mondo: uno piccolo, uno grande e una gattina dai riflessi blu.

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Lion: le mie lacrime perplesse. 

Ho salutato i miei ometti e ho camminato nell’ umidità che si appiccica alla pelle. Ho comprato il mio biglietto e ho scelto un posto solitario, vicino allo schermo. Sono andata sola e ne sono felice. In un paio d’ ore ho sentito risuonare ogni personaggio, sono stata la madre, ho sentito il cuore spezzarsi, all’ idea di un figlio perduto, e ho riconosciuto il respiro sospeso della madre che quel figlio lo ha cresciuto e sa che per non perderlo deve lasciarlo tornare; ho pianto il senso di colpa per un fratello che non si è  saputo proteggere, e mi si sono gelate le mani, quando l’ altro si è  rivelato perso per sempre. Ho ricordato i viaggi in macchina, tornando dall’aeroporto,  un bimbo in più sul sedile, una famiglia nuova che prende le misure. Ho respirato i colori di una terra che conosco a malapena e che,  pure, la memoria ha vivida in sé. E però,  nel fluttuare delle emozioni, qualcosa stride al cuore, e se la figura della madre adottiva mi risulta credibile, nelle sue fragilità,  e persino nella poco condivisibile visione ” salvifica” dell’adozione ( che però  era piuttosto comune nel periodo storico) mi lascia un poco stupita la visione angelicata  della madre indiana; certo è  il filtro del bimbo che ci restituisce quest’immagine, eppure mi resta un po’ di dispiacere nel vederla rimanere figura bidimensionale rispetto alle altre. Un film emotivamente potente, che mi lascia con occhi pieni e stanchi, e con una domanda martellante: per far comprendere un messaggio, ha più valore la volontà  di indagare oltre l’ emozione, spingersi al di là  del coinvolgimento e interrogare con forza o l’ empatia immediata e concreta suscitata dalla realtà  della storia. Non ho ancora risposta, forse non la troverò  neanche, come accade per le domande che hanno in se stesse il loro senso. Oppure,  forse, serve per questo un altro racconto, altre storie.

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Natale: passato e presente.

wp-1482359459101.jpgNella memoria, porto stampati ricordi di giorni natalizi, atmosfere di attesa magica e certezze rituali, rassicuranti nel loro ripetersi. Il grande albero in camera di noi bambini, con ai piedi il presepe, in cui il gatto si acciambellava felice, col muschio fresco a solleticargli le orecchie; l’ audiocassetta coi canti di natale, che ogni anno volevo ascoltare mentre facevamo gli addobbi; i miei genitori che litigavano sul metodo di costruzione delle montagne di carta, mamma metodica ed efficiente, babbo creativo e distratto: insieme un’ unione incrollabile, che, anche in quel piccolo progetto di scatole e fogli, dava risultati splendidi. E scegliere i regali per ognuno, con cura e affetto, scrivere i bigliettini, ché un regalo senza biglietto, è un regalo a metà, e i più belli li conservavamo e li appendevamo in fila, anno dopo anno. Ho anche i ricordi dei natali di dolore buio, le cui immagini scorrono come una pellicola in cui non si è attori, benché si compaia sullo schermo. Natali da cui sono fuggita, tra un escamotage e l’altro, più o meno consapevolmente, e che, nonostante la tristezza torni sempre ad affacciarsi, in questi giorni di festa, non hanno soffocato i giorni belli, di feste natalizie dalla nonna , con cugini, zii e tutti gli amici che sono sempre stati famiglia insieme a noi, in un’allegra baldoria colorata, dove le parentele venivano dimenticate e scavalcate  per far spazio all’affetto. Per me, che non celebro da credente nessuna festa, c’è però un senso di profonda gratitudine da omaggiare, l’idea che i regali sono belli, perché è un modo per donarsi, oltre ad un desiderio, il tempo e la cura di cercarli o realizzarli per le persone che amo, e il regalo si moltiplica, mi rende felice in ogni momento, dalla scelta all’impacchettamento artigianale e amorevole. Certo, il pensiero si sofferma e il respiro si spezza su occhi grandi e smarriti, che l’ orrore disegna coraggiosi, ma sempre di bimbi sono; e mi fermo, silenzio intorno, chiedendomi il senso di fiocchi e profumo di cannella. Ma, i due occhi bambini che ho vicino mi scuotono, per lui posso farlo, per noi, costruire momenti felici, non per negare la realtà, ma per plasmarla, per i piedini veloci che corrono incontro alle sorprese e ciglia lunghe che credono alle magie. Da quando  c’è il piccolo di casa, rivivo nei suoi occhi la magia dell’infanzia ed è bello il nostro albero, pieno di ricordi, bigliettini, un biscotto di pasta di sale, carta e una stella d’oro sulla cima, il profumo di abete nella stanza e i dolcetti giornalieri per viziare i golosini. Abbiamo convinto anche il nostro papà che festeggiare ha un sapore di casa, lui che di ricordi dolci di infanzia ne ha pochi, li costruisce con noi, ed è una gioia grande, vedere i miei tesori parlare di slitte, renne, e biscotti da lasciare sul camino, il piccolo affascinato, e il grande che gli regala il crederci, insieme a lui. Anche i nonni, per il nipotino, addobbano la casa, dopo molti anni in cui si festeggiava in sordina, quasi che sussurrando, le assenza bussassero più gentilmente sui vetri; ed è felicità, profonda e cristallina, sentirli di nuovo discutere su come illuminano di più, le luci di natale. E se, qualche ombra batterà il tempo alla porta, la faremo entrare, e alla luce del fuoco, si illuminerà di sorrisi.

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