Natale: passato e presente.

wp-1482359459101.jpgNella memoria, porto stampati ricordi di giorni natalizi, atmosfere di attesa magica e certezze rituali, rassicuranti nel loro ripetersi. Il grande albero in camera di noi bambini, con ai piedi il presepe, in cui il gatto si acciambellava felice, col muschio fresco a solleticargli le orecchie; l’ audiocassetta coi canti di natale, che ogni anno volevo ascoltare mentre facevamo gli addobbi; i miei genitori che litigavano sul metodo di costruzione delle montagne di carta, mamma metodica ed efficiente, babbo creativo e distratto: insieme un’ unione incrollabile, che, anche in quel piccolo progetto di scatole e fogli, dava risultati splendidi. E scegliere i regali per ognuno, con cura e affetto, scrivere i bigliettini, ché un regalo senza biglietto, è un regalo a metà, e i più belli li conservavamo e li appendevamo in fila, anno dopo anno. Ho anche i ricordi dei natali di dolore buio, le cui immagini scorrono come una pellicola in cui non si è attori, benché si compaia sullo schermo. Natali da cui sono fuggita, tra un escamotage e l’altro, più o meno consapevolmente, e che, nonostante la tristezza torni sempre ad affacciarsi, in questi giorni di festa, non hanno soffocato i giorni belli, di feste natalizie dalla nonna , con cugini, zii e tutti gli amici che sono sempre stati famiglia insieme a noi, in un’allegra baldoria colorata, dove le parentele venivano dimenticate e scavalcate  per far spazio all’affetto. Per me, che non celebro da credente nessuna festa, c’è però un senso di profonda gratitudine da omaggiare, l’idea che i regali sono belli, perché è un modo per donarsi, oltre ad un desiderio, il tempo e la cura di cercarli o realizzarli per le persone che amo, e il regalo si moltiplica, mi rende felice in ogni momento, dalla scelta all’impacchettamento artigianale e amorevole. Certo, il pensiero si sofferma e il respiro si spezza su occhi grandi e smarriti, che l’ orrore disegna coraggiosi, ma sempre di bimbi sono; e mi fermo, silenzio intorno, chiedendomi il senso di fiocchi e profumo di cannella. Ma, i due occhi bambini che ho vicino mi scuotono, per lui posso farlo, per noi, costruire momenti felici, non per negare la realtà, ma per plasmarla, per i piedini veloci che corrono incontro alle sorprese e ciglia lunghe che credono alle magie. Da quando  c’è il piccolo di casa, rivivo nei suoi occhi la magia dell’infanzia ed è bello il nostro albero, pieno di ricordi, bigliettini, un biscotto di pasta di sale, carta e una stella d’oro sulla cima, il profumo di abete nella stanza e i dolcetti giornalieri per viziare i golosini. Abbiamo convinto anche il nostro papà che festeggiare ha un sapore di casa, lui che di ricordi dolci di infanzia ne ha pochi, li costruisce con noi, ed è una gioia grande, vedere i miei tesori parlare di slitte, renne, e biscotti da lasciare sul camino, il piccolo affascinato, e il grande che gli regala il crederci, insieme a lui. Anche i nonni, per il nipotino, addobbano la casa, dopo molti anni in cui si festeggiava in sordina, quasi che sussurrando, le assenza bussassero più gentilmente sui vetri; ed è felicità, profonda e cristallina, sentirli di nuovo discutere su come illuminano di più, le luci di natale. E se, qualche ombra batterà il tempo alla porta, la faremo entrare, e alla luce del fuoco, si illuminerà di sorrisi.

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