Scritto sul corpo

Sulla gamba destra, ho una cicatrice, arrivata con me dall’ India. È  ovale, forse una  bruciatura, non ricordo che cosa dissero, ed ha poca importanza. Da piccola la odiavo,  mi sembrava grandissima, e mi chiedevo ansiosamente cosa mi fosse accaduto,  e perché  non ricordassi. Poi, mi sono inventata storie. A volte, ero una coraggiosa e piccola eroina, che aveva salvato dalle fiamme qualcuno, altre, una povera bimba che era stata dimenticata nel fuoco, e salvata da una tigre amichevole. Erano sempre irreali, le mie storie, niente che potesse, pericolosamente assomigliare ad un ricordo reale. Succede così,  alcune fantasie aiutano a dare concretezza ad assenze di informazioni e costruiscono ponti con un passato spesso sconosciuto o, messo in un cassettino sicuro, per salvarsi. Ma il corpo sa portare in se, traccia delle nostre storie, e quando ho imparato ad ascoltarlo, ho ritrovato la sensazione di uno sguardo amorevole, su di me neonata, e poi ancora, l’ emozione violenta di uno strappo doloroso, braccia che non avvolgevano più. La mia pelle indiana, che con l’ umidità  torrida dell’estate trova il suo stato ottimale, e che mantiene scure le cicatrici. In effetti, per noi figli adottivi, il corpo, sangue e carne, che porta in superficie segni e lividi dell’ anima, è  un ponte tangibile, tra due storie, due tempi e identità  differenti, che in noi si uniscono, senza chiedere il permesso. Così ci troviamo ad accordare sensazioni contrastanti, diversi gesti, abituare l’ andatura ad un tempo di vita nuovo. Educhiamo la testa ad abbandonarsi su una spalla, la voce  a pretendere attenzione, impariamo a fare capricci, ad avere qualcuno che si prende cura di noi. Il corpo ci traghetta, graffi per non dimenticare, carezze per ammorbidire lo sguardo. Unico testimone di una vita che è  stata, e che si trasforma, un corpo da curare, da adattare a nuovi cibi, abitudini buffe che  diventano casa. É  forse l’ esempio più lampante della memoria che si fa tangibile, e quel luogo tanto cercato, in cui fare spazio per ogni sfumatura è  più  vicino di quanto immaginiamo. Siamo noi, sono io, sul corpo è  scritta la mia storia, il tempo ha lasciato segni indelebili, i dolori una piega tra gli occhi e il naso, che con la stanchezza ritorna, le risate illuminano gli occhi, l’ amore ha disteso lo sguardo, la dolcezza di madre ha riempito le braccia. Ho nuovi occhi per guardare con affetto le mie cicatrici, trasformate  in segni distintivi, che mi riportano ad un passato di cui non ho memoria, che mi abita e mi costruisce, insieme a presente e futuro, impastati con odore di spezie, profumo di un amore sicuro, nuovi abbracci per farmi andare sicura, nuove dita ad asciugare lacrime.  Allora me la tengo stretta, la mia cicatrice, filo sicuro, tangibile, di qualcosa che non ricordo ma di cui ho certezza, con la consapevolezza serena, di poter tenere tutto, guardarmi allo specchio e riconoscermi intera. 

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