Neve e auguri.

Nevica e sono felice. Oggi ti sei svegliato con un sorriso enorme, eri nel lettone, in mezzo a noi, e neanche mi sono accorta di quando sei arrivato, sei bravissimo ad accocolarti nel mezzo, una manina sulla guancia di papà e una sul mio orecchio. Quando dormi sembri ancora più piccolino, e invece, sono già quattro anni che sei qui e hai trasformato le nostre vite. Fin da subito, hai fatto capire che avresti scombinato i piani, hai aspettato dieci giorni, papà ha usato quasi tutte le due settimane di ferie che aveva preso. E mi hai costretta, ad una simbiosi immediata e totale, noi due da soli, per giorni interi che ricordo appannati di stanchezza ed euforia. E nonostante la mancanza di sonno e lo spaesamento, nel momento in cui smettevo di seguire i libri letti e i consigli vari, ma solo, mi fermavo ad ascoltati, tu e non un bimbo teorico, ma il piccolo esserino, allegro e caparbio che mi teneva stretta, allora tutto sembrava chiaro, mi hai guidata in un territorio nuovo e affascinante, mi hai fatto nascere mamma, mi hai svelato papà il mio compagno di strada. È sempre stato così, noi ti diamo solo poche regole, per la convivenza con gli altri e per la tua sicurezza, ma tutto il resto ci indichi tu come farlo. Sei testardo e determinato, allegro e timidissimo, annusi le persone e, col tuo istinto bambino, le capisci subito. Mi hai portato fuori da me stessa, scoprendomi più forte di quanto immaginassi, e a volte, il tuo amore puro che ti leggo negli occhioni, quasi mi spaventa dalla fiducia totale di cui è ammantato. Ma tu, sai subito renderlo solo bello, mi fai coraggiosa, e più buffa, mentre ti seguo nelle tue avventure. Cerco di proteggerti dalle mie paure, accolgo le tue, provo a raccontarti luci e ombre, metto in prospettiva per te i miei dolori; lo so che, quando me li vedi addosso, mi abbracci stretta e mi dici “tu sei la mia mamma per sempre” e da qualche parte dentro di te, sai che a quel “per sempre”, sei stato tu a togliere la paura di non vederlo realizzato, devi saperlo, perché le tue manine mi stringono in modo perfetto. Cerco di far che anche il mio abbraccio sia così per te, abbastanza forte  per farti sentire sicuro, e nello stesso momento, che sappia sciogliersi facilmente per lasciarti andare. Il 13 novembre è anche la mia festa, e non per il solito egocentrismo materno, che porta ad anticiparvi le risposte e parlare al plurale delle vostre vittorie, ma perché quella notte, arrivando, mi hai fatto nascere madre. Ricordo di averti tenuto con me tutta la notte, nel lettino dell’ ospedale, non riuscivo a metterti nella culetta trasparente, ti ho respirato ogni istante, finche ci siamo addormentati insieme, per la prima di molte volte. Amo di te ogni aspetto, adoro e ammiro, tutto ciò in cui sei diverso da me e papà, e mi intenersicono, i tratti che condivido con uno dei due, con te riesco a perdonare anche i mie spigoli, ti consegnò anche quelli, e già so, che saprai far meglio. Auguri a noi, piccolo tesoro, e grazie a te. Per sempre, per tutto.

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