Un convegno e un po’ di famiglia.

Venerdi mattina, ho salutato il mio piccolo meraviglio, rispondendo “vado ad ascoltare”, alla sua richiesta di “dove vai-cosa farai”, e sono andata in centro, con la nuova tramvia e un’amica con cui goderminun po’ di tempo insieme. All’Istituto degli Innocenti ( un luogo che amo, pieno di storia e bellezza), si è svolto il convegno promosso dalla Cai, sulle forme di accoglienza dei minori in stato di abbandono.

Sapendo di essere ad un convegno, avevo poche aspettative, qualche curiosità e molto piacere di incontrare alcune persone amiche. Come spesso mi accade, ho avvertito a tratti, una sensazione di forte straniamento, come a sentirmi un pesce fuor d’acqua, nell’ ascoltare alcuni interventi.

Non parlo, certo, dei dati e delle statistiche, sui quali non ho competenze, e che comunque erano i interessanti per la fotografia della realta che rendevano, ma dell’ assenza di un autocritica reale, costruttiva. Pareva di assistere alle risposte con cui, in un colloquio di lavoro, dovendo esporre uno o più difetti , il candidato risponde, con falsa modestia “sono troppo scrupoloso”. Ecco, così. Speravo, ingenuamente, che rivolgendosi a persone che , per lavoro o per passione, sono comunque abbastanza addentro al mondo dell’ adozione, ci si potesse sbilanciare di più, rendere veramente costruttivo il confronto. Ma forse non era la sede ( però, pare che non esista questa sede in cui mettersi in discussione) e i tempi, questo si , certamente molto stretti.

Altra nota stonata, si è sentito molto ripetere, che durante la giornata, si era data voce a tutti gli attori dell’ adozione, ed in effetti, sono intervenuti rappresentati dei Servizi sociali, giudici onorari, studiosi, Enti e anche, benché a mio parere troppo poco, di associazione di genitori adottivi. Tutti importanti, e di sicuro utili, talvolta indispensabili attori, ma, sarò di parte , strideva la totale assenza al tavolo, dei attori senza cui di adozione non si potrebbe neanche parlare. Non c’erano figli, né singolarmente, né come associazioni, che pure, ognuna a suo modo, potrebbero contribuire ad includere nel confronto il nostro sguardo. Siamo in tanti, ad essere cresciuti e a seguire, alcuni anche per professione, la realtà adottiva, e mi chiedo perché non utilizzare queste competenze. Potremmo essere utili al confronto, non solo come casi di studio o testimonianze (per quanto importanti o interessanti) ma come interlocutori consapevoli e dallo sguardo ampio. Forse, e ni n è una domanda retorica, non esiste ancora una realtà strutturata di figli adottivi , che possa essere presa in considerazione per uno scambio utile a tutti?probabilmente noi per primi ci focalizzano spesso sul vissuto personale e siamo pocompropensi ad avere un’ottica più universale e di larga visione. Ma, anche così, si potrebbe pensare ad interlocutore con più di un’entità. Me la tengo come questione su cui riflettere, con l’interesse e la curiosità di poter trovare nuove strade.

Rimane sempre qualcosa fuori dal cerchio, ed io sono invece fermamente convinta che per una crescita, uno scambio proficuo sia necessario che siano presenti tutti gli elementi, ognuno portatore della sua diversità, in modo da poter avere e un quadro di ampio respiro e maggiore completezza.

Per finire la giornata con un po’ di leggerezza, le chiacchiere con una cugina, che mi ha raggiunta al volo, e con cui è sempre bello, ricostruire una quotidianità tutta nostra, di saltelli in città diverse, e ore ridacchiare qua e là, con la sicurezza che anche a distanza, è famiglia.

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3 risposte a "Un convegno e un po’ di famiglia."

  1. Mah. Sara’ che vivo a Montreal, dove gli adottivi hanno sempre piu’ spazio e da qualche anno siedono anche al tavolo del SAI (segretariato adozioni internazionali), ma io trovo assurdo l’esclusione, o meglio l’ignorare, gli adulti adottati quando si parla di adozione.
    Da madre adottiva posso dire che nulla, nessun corso, nessun libro, mi ha aiutato ad essere un genitore migliore quanto le parole e le testimonianze degli adottati. Sono quanto di piu’ prezioso possiamo avere noi genitori: dobbiamo stare zitti ed ascoltare!
    Senza contare il ruolo di modello e specchio che hanno per i nostri figli: quando mio figlio vede la presidente dell’associazione adottati, una donna di 34 anni che per puro culo abita nella nostra via, lui mi dice: “Lei e’ adottata come me, vero?”. E io so quanto questa semplice affermazione sia fondamentale per lui per sentirsi parte di una comunita’ di persone con il suo vissuto.
    (scusa, mi son lasciata trasportare ed e’ venuto fuori un commento fiume)

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    • Altroché scusarti, ti ringrazio moltissimo. Devo dire, da parte dei genitori adottivi che conosco l’interesse e il riconoscimento per l’importanza che i figli adottivi danno e potrebbero dare anche in sedi istituzionali, lo trovo quasi sempre. Ma in Italia bisogna lavorarci ancora un po’. E hai ragione, l’effetto specchio è immedesimazione è fortissimo e aiuta tanto, lo vedo bene durante gli incontri e i laboratori con i figli adottivi, di qualsiasi età. Per fortuna qualcosa inizia a muoversi e io sono sempre propensa a penare che con un po’ di impegno, le cose si possano cambiare.

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