2 aprile

Sei arrivato parlando un miscuglio di due lingue, kannada e malayalam, con un intercalare di pessimo inglese, incomprensibile.

Raccontavi pezzi di vita spaventevoli e affermavi sentenze senza appello. Intravedevo nei tuoi (sempre più rari) racconti, una terra fascinosa e crudele, che ti aveva ferito le viscere e di cui non rimpiangevi niente. Ma poi, appiattivi chapati con le mani, movimenti che le dita sapevano a memoria e dicevi colori diversi da quelli conosciuti, e gli occhi ti si facevano più grandi di prima.

Tanti capelli, occhiali e una passione per cantanti melensi; un odio profondo per le ingiustizie e un carattere iroso, che non ti permetteva di affrontarle. Assolutista, bianco e nero, nessuna sfumatura concessa, un’ intransigenza propria dell’età, e di una vita troppo faticosa, per i tuoi otto anni, di bambino che bimbo, non era mai stato. Amico leale e fedele, fratello invadente e egocentrico, in realtà, amatissimo.

Sapevamo il dolore, e, troppo fragili ancora per passarci dentro, stavamo lontani, per proteggerci.

Fratello, in modo ruvido e faticoso, solo poi, avevamo iniziato a costruire qualcosa di più armonico. Ma, questione di mesi, e non ci sei stato più.

Sarà per questo, che sento forte la nostalgia di qualcosa che ho intravisto appena, e che mi sarebbe piaciuto. Ti immagino risate che non ci sono state, innamoramenti, e delusioni anche, che non hai sperimentato. Costruisco per te una vita possibile, una continua promessa mancata.

Era martedì, anche diciassette anni fa, quando un cielo che sembrava primavera, ci è caduto addosso, lasciandoci atterriti, obbligati ad inventarci un modo di sopravvivere alla tua assenza.

Continuo a chiedermi perché, e continuo a cercarlo, per la mia convinzione di poterne fare qualcosa di tutto questo dolore, il nostro ma prima ancora il tuo. Ascolto le tue parole, attraverso lo schermo, un modo perfetto per ritrovare la tua voce, che suona familiare anche se diversa, filtrata dal tempo e dal microfono. Quanto dicevi, quanto serve ascoltarti, ancora.

Ho cadenzate, nella memoria, tutte le ore di quella giornata, ogni azione, ogni accento, il dopo è sbiadito, ma il tempo prima rimane nitido e scandito.

Costruisco un altro giorno, compro libri per chi amo, e fiori per me, cammino sola, e cerco bellezza.

Non per cancellare, ché non si può e, forse, non si deve, ma accompagno la tristezza, diluisco la malinconia, trovo un ritmo nuovo ai ricordi.

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4 risposte a "2 aprile"

  1. Alessandra Gramegna ha detto:

    Tutte le volte che leggo queste tue parole mi si stringe il cuore e ricordo quel bambino un po’ scontroso ma tanto affettuoso con me, che mangiava i miei biscotti e cercava sempre conferme a quello che lo faceva arrabbiare o che forse lo spaventava. Gli ho voluto bene cara Devi, e lo ricordo sempre perché non si può dimenticare. Ti abbraccio con affetto

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    • Cara Alessandra, grazie. Grazie per dirmi quanto ti era caro. La vostra famiglia è stata importante per lui, e mi piace sempre ascoltare chi lo ricorda, al di là di me. Mi prendo tutto l’abbraccio e lo ricambio, con molto affetto.

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