Il primo pupazzo che ha stretto il Meraviglio lo ha comprato il suo papà, e ricordo bene come, nella culla, fossero grandi uguali, il bimbo e il suo amico peluche. Credo che abbia avuto tirate di orecchie e di coda e anche qualche ciucciatina alle zampine. Tutt’ora, rimane sul suo lettino da grande, insieme ad altri, ma per me, “Lina porcellina” è legata a lui piccino, per sempre. Da qualche parte, in uno scatolone nel sottotetto, c’è un altro pupazzo, ben più vecchio e un po’ malconcio. Un orsetto, con pigiama e papalina di un rosso sbiadito dai lavaggi e dai traslochi. Il naso cucito e gli occhietti teneri. Mi segue da sempre, in ogni spostamento. È il peluche che venne dimenticato in auto, da due genitori emozionati e un po’ svampiti, che, a Linate, tentarono di rimediare con un biscotto. L’unico “Plasmon” della mia vita. Trentaquattro anni fa atterravo in Italia, il Meraviglio sostiene che per fortuna l’aereo è arrivato proprio qui, che, altrimenti, come avrei fatto ad essere la sua mamma, proprio la sua? Lui grande dice che, in qualche modo mi avrebbe trovata comunque, ma che, effettivamente, così è stato meno rocambolesco.
Per me, è il mio non-compleanno, che ho iniziato a festeggiare davvero solo da grande, una volta andata a vivere da sola, in un’altra città. Forse per quelle emozioni ingarbugliate, per cui la felicità della ricorrenza, si mescola all’ indelebile senso di “sliding doors”, che prima mordeva forte ma non trovava spazio per poter essere detto, senza portarsi dietro qualche senso di colpa. Invece, una volta sola, se non adulta, ho preso tutto e ho festeggiato, ogni anno, prima con le amiche, poi anche con Lui grande, ora pure con il Meraviglio. Ho capito che potevo rendere omaggio a tutto insieme, che non dovevo scegliere il modo giusto di sentire, ma che avevo posto per ogni sfumatura. Adesso che ho in me anche lo spazio per i miei figli, per un filo di storia tutto nostro, che posso tenere in mano fin dall’inizio, ora, festeggio con qualcosa in più. La leggerezza di sapere che è andata bene, ma forse sarebbe andata bene lo stesso, in altro modo, in un’altra vita, ma avrei potuto trovare il mio senso. E questo, non fa più male e non fa più paura.

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