Lui piccolo, che una mattina, aspettando per fare i compiti esclama “Ah, sono triste, la mia fantasia mi ha abbandonato”. “topolino, posso fare qualcosa per te?” “non lo so. Ho come, come un nodo stretto, qui nella gola, che non se ne va. Vorrei tanto piangere e non ci riesco.” e il nodo alla gola è venuto anche a me. Per fortuna, un pochino lo abbiamo sciolto, in un pianto liberatorio, mentre stava facendo un disegno.” mi mancano le maestre, mi mancano i miei amici, mi manca anche la mensa “.

Lui piccolo, che si stringe a me ancora più forte, ride per la pancia che cresce e si mette in mezzo, poi le fa una carezza, e dice “ehi tu, non combinare belle e buone alla mamma!”.

Lui piccolo, che copre la micia con il suo plaid e le accomoda il cuscino, poi sgrida il papà che non ha messo il cerotto su un taglietto e, prontamente rimedia, aggiungendo qualche cerottino su ferite piccole e sparse. Poi, soddisfatto, butta le numerose cartine di scarto.

Lui che, con premura e solerzia, si accerta che tutti e tre, abbiamo la nostra colazione preferita, e se rimane un ultimo spicchio di frutta, la regala con gli occhi brillanti.

Lui che soffre moltissimo non poter correre e saltare, se non nella striscia di cemento prima del cancelletto, unico sfogo possibile.

Lui che però, dice “mi manca la scuola, ma che fortunato che sono, ho voi!”

Lui che fa elenchi lunghi e dettagliati di cose da vedere e fare insieme quando “sarà finita questa influenza molto fortissima”.

Lui che quando vede i video delle maestre, tiene il telefono nelle manine, e fa quel sorriso emozionato, a labbra strette e sguardo furbetto, che gli spunta sul viso quando si commuove un po’.

Lui che è, come tanti altri, un bimbo che si fa coraggio, vive una realtà falsata, di relazioni solo familiari, e di nessuna esperienza nel mondo là fuori.

Lui che chiede il batti-pugnetto durante i compiti o qualche altra impresa, e poi la sera, tra le lenzuola di sonno, deve darmi bacetti sugli occhi e sul nasino “per tenerti sempre con me, anche quando dormo”.

Piccolo mio, spero che finisca il prima possibile, che tu possa crescere anche nella tua vita lontano da me, per poi raccontarmene i pezzi che vuoi. Perché lo so, che tu cresci lo stesso, ma si diventa grandi potendo allontanarsi un po’.

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