Mi guardo e non mi riconosco. Sono cupa, triste e frustrata. Non trovo alcun motivo per cui questa situazione mi stia insegnando qualcosa.

Non avevo bisogno di questo per ricordarmi che l’essere umano è sempre la priorità. Non avevo bisogno che il mio bimbo non andasse a scuola per sapere che il tempo con lui è un regalo prezioso, né che ho un marito che è un compagno di strada e di vita oltre che un papà splendido. Lo sapevo già. Non avevo bisogno di questo per riscoprire che si può godere una serata a casa, anche più di una, e sentirsi nel posto giusto, con le persone che amo. Non avevo bisogno di questo per sapere che amo il mio lavoro, che mi sono inventata, creata con anni di studio, esperienza e molta passione. Non mi serviva essere chiusa in casa per sapere quanto amo camminare, godermi una mostra o un cinema, andare al mercato e incontrare le amiche. Non avevo bisogno di questo per fare una telefonata in più. E non mi serviva neanche per sapere quanto sono fortunata (perché ho la assoluta consapevolezza di esserlo) e quanto questo non sia affatto scontato. Non avevo bisogno di questo per sapere che la vita non è sempre ai nostri ordini e si rivela imprevedibile, beffarda o meravigliosa, a dispetto di noi.

No, non trovo motivi per cui questa esperienza dovrebbe avere un risvolto di illuminazione o rivelazione di qualche verità. Sapevo anche che noi uomini stiamo distruggendo, neanche troppo piano, il nostro pianeta.

E sono una persona peggiore invece, perché sono triste, perché ho paura e mi sforzo, cerco di essere positiva e attiva, a volte ci riesco, a volte no, ma faccio incubi e sogni disorientanti. E mi sento in colpa, perché i miei bimbi non lo meritano, e se con il Meraviglio, riesco a trovare equilibrio, perché ci conosciamo e ci capiamo e se lui prima di dormire mi dice sempre un “sono triste…” per qualche motivo, io lo abbraccio e posso dirgli “lo capisco pulcino” e so di dirgli la verità. Ma poi mi si chiude il respiro e mi dispiace per questo piccolino che mi cresce dentro e vorrei per lui più serenità, più leggerezza e allegria.

Ecco, forse dovevo solo trovare parole, e altre ne serviranno. Questo senso di instabilità continua, certo non è aiutata da ormoni e mutamenti vari, ma ora, non so che essere questo. Speriamo che, per un po’, sia sufficiente. Dopo vedremo. Ci sarà tempo per sapersi guardare allo specchio e cercare di somigliarmi di nuovo.

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