Le parole costruiscono realtà, e mi stupisco (forse pecco di ingenuità?) nel constatare che, ancora, alcuni genitori adottivi non hanno contezza di concetti fondamentali e utilizzano terminologie inesatte e fuorvianti che, temo, rispecchiano una visione irrealistica e limitata. La buona fede non mi pare più una giustificazione possibile. Una attenuante forse, ma solo se , poi, c’è il desiderio di mettere in discussione le proprie idee, una volta che vengono confutate con tanto di spiegazione.

Invece, spesso, ci si trova davanti ad un muro di gomma, che si nasconde e si trincera dietro l’idea del “si è sempre fatto/detto così ” o “in fondo non c’è niente di male ” avallando l’idea che si tratti di filosofeggiamenti inutili e magari pure un po’ pretenziosi.
Siamo in tanti a dirlo, con diversi punti di vista, differenti ruoli, ma è un cambiamento fondamentale da portare avanti.

Le parole costruiscono e un genitore (adottivo e non, ma forse in caso di adozione mi aspetterei e auspicherei più consapevolezza) dovrebbe avere cura di esse. Anche e soprattutto perché dalle sue parole, si costruirà il vocabolario, emotivo e non, di suo figlio/a, le sue parole sono la prima finestra da cui si affaccerà sul mondo. Facciamo che sia una realtà ricca di sfumature, mobile e mutante, e non ferma in stereotipi ormai datati.

P. S. Non mi riferisco a qualcuno in particolare, ma alle tante frasi e parole lette e ascoltate nel tempo.

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