A volte mi sento così, come i calzini del Meraviglio ieri, che quando gliel’ho fatto notare mi ha detto “loro stanno bene diversi, ballano senza musica e non li voglio cambiare” ed è andato a scuola felice, coi suoi calzini a righe gialle e blu.

Mi sento spaiata, quando si accumulano i giorni che arrivano alla fine senza avere avuto un tempo, anche poco, anche piccolo, per essere me.

Non madre, amica, compagna, figlia. Solo me. Che poi, a volte, non so neanche bene cosa sia, questo solo me che ho bisogno di cercare nello specchio, ma solo il fatto di provare a trovarla mi fa sentire un po’ più intera.

Perché mi capita di perdermi, come succede ad altre, credo, o forse spero, per non essere la sola.

E questo al netto degli amori, grandi, che ho per le persone più care, la mia famiglia, quella stretta e quella grande, quella anche fatta di amicizie scelte e preziose, cucita di affinità e affetto.

È che a volte, il riflesso mi rimanda un volto in cui riconosco i segni del tempo e li coccolo con gli occhi, ma di cui temo le ombre in fondo allo sguardo, quelle che ogni tanto mi rendono più schiva di quanto vorrei, più solitaria di quanto vorrebbero gli altri.

Ricerco il capo del filo, e lo ricompongo in un gomitolo ogni volta arruffato in modo diverso, provo a srotolarlo ancora, lasciandolo andare e tenendolo stretto, in un gioco di equilibrio sempre nuovo.

Ma forse ha ragione il Meraviglio, va bene anche essere spaiati, se, come i suoi piedini, si è pronti a ballare senza musica.

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