Ieri sera il Meraviglio era molto stanco e con un musetto mogio mogio. Sono riuscita a metterlo a nanna io (di solito sono col Piccolissimo e il papà addormenta lui).
“Topetto, vuoi dirmi cosa succede? Abbiamo visto che c’è qualcosa che non va… “
“Non lo so, non c’è niente”
“Mmhh prova a pensarci, magari sei preoccupato per qualcosa a scuola? O hai litigato con qualche amic*? “
“Come hai detto tu.”
“Cosa? “
“Quella della scuola. “
“Dai, raccontamelo tu. Sono sicura che se me lo spieghi lo capisco bene e cerchiamo un modo per farti stare meglio”
“Va bene, adesso ti racconto. “

Mi ha raccontato, e si è rasserenato.
Quanto è importante aiutarli a tirare fuori emozioni, a dare parole a quello che sentono. E se da piccolo, tra librini e fiabe le sue paure e rabbia di bimbo si stemperavano velocemente, ora che si trova in bilico, tra l’essere bimbo (ancora qualche anno) e il ragazzino che diventerà trovo ancora più importante aiutarlo a non rinchiudere i pensieri. Non tanto, e non solo perché li condivida, so che è giusto anche che abbia tempo e modo di viverli da solo, ma perché riesca a dirli, prima a se stesso e dopo, se vorrà a noi, che ci saremo sempre.

Trovare parole e accoglierne altre, nel momento sospeso tra il suo sonno e gli ultimi minuti della giornata, stringerlo forte e con un bacio lasciarlo alle coperte, è uno dei regali più belli della sera.

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