Io e lei.

Il cielo alle cinque di mattina, quando dopo due ore sveglia ho deciso di arrendermi e non provare più a dormire.

Penso a lei, che chissà come avrà vissuto i primi mesi con me piccina, sotto il sole e gli sguardi della gente, senza qualcuno accanto che si svegliasse con lei, che le facesse riposare le braccia e le dicesse “sei bella”, con le occhiaie e i capelli arruffati di sonno (mancante). Senza qualcuno che, arreso anche lui alla sveglia –
bambino, le preparasse una tisana calda e un piattino con due biscottini, che almeno iniziamo la giornata con una coccola. Senza quell’uno accanto con cui sorridere, intontiti di sonno e felicità.

La tengo con me, in queste ore di pensieri sfumati, che passano tra notte e giorno, senza confini netti, intrecciando ricordi o solo impressioni, ma così precise nel sentirle che forse sono il modo della memoria di trovare strada per farsi presente.

Penso a lei e penso a me, che invece quell’uno ce l’ho al mio fianco, ed anche un bambino che dorme nella sua cameretta, e mi abbraccia la mattina, dicendomi “mamma, sei super” nonostante il tempo per noi dimezzato dal piccolissimo arrivato da poco.

Costruisco memoria nuova, da raccontare le sere dei giorni di festa, con qualche foto a far da cornice.

Una settimana di rivoluzione.

Una settimana fa ci siamo conosciuti, da poco eri fuori da me, e da ancora meno, avevo capito che andava tutto bene.
Sei nato con una mamma spaventatissima, e un papà che le infondeva coraggio, sei nato con urla di dolore e paura, che ad un certo punto non sapevo più come si mescolassero insieme, imprescindibili l’una dall’altro.

Anche per te, non posso dire sia stato un bel parto, ma certo, rispetto al primo, più consapevole. Non un bel ricordo (pare che per qualcuno possa anche esserlo) ma almeno sereno, e già mi pare tanto.

E poi è stata la prima notte da soli, e la mattina dopo ad aspettare che arrivasse di nuovo il tuo papà, ché da sempre, coi miei bimbi, è l’unica persona con cui li sento totalmente al sicuro, anche piccolissimi, e posso distrarmi.

I disegni che tuo fratello ha fatto per me e che ha affidato al papà come “piccione viaggiatore” , che sono una delle cose più tenere da conservare.
I fiori, che sempre lui, ha portato di corsa giù per le scale, quando siamo tornati a casa, e la dolcezza con cui ti guarda e ti coccola.

L’emozione, viscerale, di vedervi insieme e pensare che poi, sceglierete voi le regole del vostro gioco, ma vi abbiamo dato la possibilità di giocarlo, e di avere qualcuno al prorpio fianco, con cui condividere ricordi e vita, che per quanto mi manca, trovo impagabile.

Non è sempre semplice, questo nuovo inizio, talvolta, mi sento soprafatta, quando dopo aver dovuto imparare a delegare di più su ciò che è pratico, mi trovo ad inseguire i pensieri e non riuscire sempre ad afferrarli, o trovarli ingarbugliati, cercando con fatica le parole per raccontarmeli, io che le parole mi hanno sempre salvato, e i pensiero da rimbalzanti non mi spaventano mai, mi trovo a dover stare in un tempo più vuoto, che talvolta mi intimorisce.

Non è sempre facile, ma ha sempre un valore che sento forte e ho accanto un compagno che mi insegna il presente, lui allergico ai programmi, fondamentale ora, per non fammi annaspare. Un meraviglio che è fratello in ogni sguardo, in ogni cura che riserva e in ogni volta in cui riusciamo a ritagliarci un po’ di tempo noi due e mi dice ” Mamma, che bello stare un po’ noi due. E però che bello che adesso abbiamo anche Federico con noi”. E tu, mio caro piccolissimo, che letteralmente “mi mangi” e mi rubi le notti, poi mi lasci incredula di quanto amore si possa provare, senza toglierne a nessun altro, anzi provandone ancora di più per tutti. Non che non lo pensassi, ma adesso, con te, lo so.

Una settimana di rivoluzione, sette giorni di vita nuova.
Secondo me, ce la facciamo ❤.

Attese sospese.

Un weekend tutto per noi, una mattina al museo, il giro insieme al mercato del cuore, una giornata in piscina, con molte più ore in acqua che fuori, con un piccoletto entusiasta che canta ad ogni occasione “sono tanto felice, sono tanto contentooooo! “.

E i miei arrovellamenti, un po’ ansiogeni sul ” chissà se sarà oggi” si stemperano nelle loro premure, Lui grande che si prende cura di tutti, e lui piccolo, che con enorme dolcezza, corre mettendomi stesa “mamma stai lì, che io so cosa fare per te” ogni volta che la pressione precipita giù.

Mi pesano le attese sospese, in cui non posso fare altro che aspettare, ma loro mi insegnano un tempo più lento, in cui godere dell’ultimo periodo solo noi tre, delle attenzioni esclusive da regalare al Meraviglio, e di una calma apparente che porta con se tutto il profumo del cambiamento.

Mi tengono per mano, così mi sembra di poter inventare un nuovo modo di attesa.

Iolanda, come la figlia del corsaro.

Oggi la telefonata della mia nonna, che, in uno sprazzo di lucidità, si ricorda che manca poco al suo secondo bisnipote, e vuole sapere come sto. Mi racconta ancora di quando sono nati i suoi figli (due in casa e una in clinica) e inanella una serie di aneddoti che già conosco ma di cui, ogni volta, mi ritrovo avida ascoltatrice.

Sono sempre più rari questi momenti di memoria criatallina, li prendo come regali preziosissimi, sapendo che andranno a svanire velocemente, e preparandomi alle volte, sempre di più, in cui i ricordi le sfuggono, anche i più banali, e si può solo arginare la sua frustrazione di non essere più la nonna di un tempo, con una certezza incrollabile: è stata, ed è, una delle donne fondamentali della mia vita, e credo, non solo della mia.

Lei con il suo rossetto ogni volta che doveva uscire, il filo di perle e i vizi per noi nipoti, come tante, più morbida come nonna che come madre.
Lei, con la tappezzeria a fiori e la carta da parati in ogni stanza.

Dotata alla stesso tempo di un coraggio leonino e di una spensieratezza di bambina. Alcuni dei momenti più belli li ricordo in vacanza con lei, stupita ed entusiasta di fronte ad ogni bellezza.

Con un nome che non le piaceva, ma che invece mi sembra perfetto per lei, Iolanda, come la figlia del corsaro, indomita e cocciuta e con una vita vissuta pienamente.

Per noi, ribattezzata nonna Anda, che chiacchiera col meraviglio in una lingua tutta loro, e
che mi ha insegnato, lei per prima, come si fa la felicità.

Papà come piccione viaggiatore.

Lui piccolo, che prima di dormire è il momento delle confidenze.
“Mamma mi mancherai quando sarai in ospedale che nascerà F. “
“Lo so topetto, anche tu mi mancherai molto. Ma vedrai, saranno pochi giorni, tu sarai a casa coi nonni e il papà la sera tornerà da te. E poi, faremo le videochiamate, così ci raccontiamo tutto”
” Si, è vero. Però ho un’altra idea, potremo scriverci delle lettere e papà ci farà da messaggero. Come i piccioni viaggiatori ma a lui non gli leghiamo i foglietti alle zampine, gliele mettiamo nello zainetto, d’accordo? “
” Questa idea mi piace moltissimo”
“Adesso dobbiamo trovare una bella carta per scriverci le nostre letterine.”

Questa è una delle cose in cui mi rivedo profondamente nel Meraviglio, passione per la carta e per i segni da tracciare sopra, con cura e scelta, ché le lettere sono sempre preziose. Se poi la carta è bella, e la sceglie un piccoletto, ancora di più.

Di secondi figli.

E tu? Che pensi, che fai li dentro? So che senti tuo fratello che ti parla, e il tuo papà che ti accarezza, perché fai saltelli e ti avvicini a loro. Senti anche la micia, e a volte hai il singhiozzo e ci fai ridere un sacco. È una vertigine pensare che ormai si tratta di qualche manciata di giorni e ci conosceremo.

Chissà se lo senti, che sei già tanto amato e che stiamo cercando, ognuno a modo suo, di prepararti il tuo posto qui: papà vernicia e leviga, il tuo fratellino prepara il posto per la palestrina di stoffa che ha assolutamente voluto prendere per te, la micia provando senza pudore ogni cosa a misura di bimbi, che le deve parere a misura sua, come una novella riccioli d’oro (ma con molto pelo nero da debellare).

Io non so se sono brava come loro, riordino fuori per provare a non cedere all’ ansia, sono combattuta tra la paura di tutto e il coraggio un po’ incosciente; mi terrorizza partorire di nuovo, e allo stesso tempo so, che in qualche modo nascerai. Non so essere serafica e serena, mi chiedo se sarò in grado di esserti madre come vorrei. Rassicuro loro per trovare calma, ma non so se sono convincente. Da sempre son più brava e indulgente con gli altri che con me stessa.

Una cosa sola la so dentro, da sempre, ed è quello a cui mi aggrappo, una certezza nel caos: tu porti ancora più amore, e sarai secondo solo per tempismo, ché in famiglia non esistono file da seguire ma solo ricchezze e peculiarità da seguire e alimentare.

Te lo prometto, come anche per tuo fratello, non ci saranno paragoni, niente “prima o dopo, meglio o peggio”, mi impegno a vederti nella tua unicità, a cercarla sempre, anche quando sembrerà più faticosa, anche e sopratutto quando sarà diversa da tutti.

Saprò sbagliare, e mi alleno da quando sono mamma a saper chiedere scusa e lo farò, ché se la perfezione dei genitori non serve, l’onestá di ammettere gli errori la trovo indispensabile, tanto più con i più piccoli.

Mi preparo a farmi rivoluzionare, tu prendimi per mano, che io ho un po’ paura, ma so anche che tu, mio piccolissimo, il tuo posto qui fuori lo hai già pronto, dal primo momento che ti abbiamo saputo.

Ti aspetto,

Mamma

Io.

Mi cerco e mi chiedo come mi troverò dopo, divisa tra il timore di non sapermi ricomporre e la curiosità di scoprire come lo farò questa volta.

Perché lo so che non sono fatta per fare solo la madre e temo quei mesi in cui, inevitabilmente mente e corpo sono (quasi?) totalmente dediti alla nuova vita. Ho paura della solitudine, del ritrovarmi a parlare solo di bambini o di farlo io per prima, annoiando chiunque oltre me stessa.

Paura di dover ricominciare tutto, di lasciare i progetti a cui tengo in attesa per troppo tempo, di sbagliare a dire troppi si e di sbagliare altrettanto dicendo troppi no.
Di restare ferma, con la testa prima di tutto, con idee atrofizzate dal non trovare uscita.

Mi dicono che sarà diverso, perché è un secondo bimbo, e un pochino si è già rodati.
Io so che devo allenarmi a delegare, su più fronti, vincere il brivido dell’indispensabilità, lasciare che altri si prendano cura, anche di me, e imparare la libertà di non poter far tutto, priva però del senso di colpa che, da sempre, mi accompagna quando non riesco a soddisfare quelli che sono i miei standard.
Fare un passo indietro, per prepararmi a saltare ancora, più lontano e più in alto.

Mi chiedo se saprò cercarmi, se mi riconosceró lo sguardo nuovo e se mi piacerà quel che vedrò. Perché, bisogno l’ho avuto sempre, se non di piacermi, di sapermi me stessa.

Lui piccolo.

Tu, che in questo periodo hai tanto bisogno di sentirci vicini, che fai coccole alla pancia e sussurri segreti “al fratellino mio”, e mi abbracci chiedendomi, come sto e se sono felice, perché tu, mi dici, lo sei molto, ma se lo sono anche io, lo sei di più.
Tu che quando ti guardo mi sento esattamente a metà, tra il vederti piccolo e il saperti in crescita, tra il sentirti dentro e la voglia di scoprirti nei tuoi pensieri nuovi.

Proprio tu, che ogni tanto hai lacrime da consolare, ma prima vuoi sfogarti in cameretta, per tornare solo quando, ancora coi lacrimoni tra le ciglia, ti sei però un po’ calmato. E quanto è difficile, e quanto è importante, lasciarti piangere un pochino anche solo, contando i tuoi singhiozzi e trattenendo il respiro, senza entrare ma rassicurandoti, quando poi ti tuffi tra le mie braccia, che si, piangere va bene sempre, ed io ti lascerò lo spazio anche per farlo da solo, ma sarò lì, ad un passo di voce, per stringerti forte appena lo vorrai.

Tu che senti, ovviamente, che ci sarà un cambiamento e alterni gioia e tenerezza ad un bisogno di rassicurazioni che mi strugge.
E quando mi chiedi, con un po’ di esitazione, se anche se stai crescendo e arriva il fratellino, sarai sempre un po’ il mio piccolo, vorrei che sapessi quanto, il si che ti dico, è un impegno vero.

Perché a volte ti sembrerà che non sia così, e che ti vengano chieste cose troppo grandi, e forse avrai ragione, lo so, gli sbagli capitano.
Ma io ti prometto, che cercherò di ricordarmi gli anni che hai, e di non vederti più cresciuto solo per confronto con chi arriverà dopo. Perché quanto lo ricordo, quei “tu che sei la grande “, quel senso di responsabilità, che forse mi sono io stessa cucita addosso ma che non ho mai amato, pur assecondadolo, per indole diligente. Non lo desidero per te. Proverò a farti essere grande e piccolo secondo i tuoi tempi e solo per te, talvolta inciamperó, ma confido nel tuo essere una buona guida da seguire, anche in questa nuova avventura.

Mio piccolo, mio grande bambino, che mi hai regalato di esserti accanto,
tu, che ridi con gli occhi e con i piedi saltellanti, e ti prendi cura di tutti quelli a cui tieni.
Tu, proprio tu, che sei il mio Meraviglio, tienimi la mano, che insieme corriamo forte.

Con amore,
Mamma.

Rivoluzione.

Lui grande finisce di fare il fasciatoio, è un po’ preoccupato per me, e molto emozionato, si prende cura di noi, con tenerezza e buffaggini e asseconda il mio bisogno di preparativi.

Lui piccolo sceglie regalini per il fratellino, coccola la pancia e le da bacetti, mi dice sempre “sai che stai proprio bene con questa bella panciottina? Sei bella mamma”. Poi fa scorta di attenzioni e coccole, chiacchiera di tutto e mi racconta idee per invenzioni tutte sue.

Io, alterno frenesia e pensieri rimbalzanti da tenere insieme e momenti di stanchezza totale e insormontabile, preparo le ultime cose, cerco di non farmi prendere dalla fifa e dall’ansia, e mi godo gli ultimi momenti in cui io e il piccolissimo siamo ancora due in una.

Ormai manca poco, e sarà rivoluzione. La seconda più incredibile della vita.

Ho paura. Non vedo l’ora.