Crescere.

Domani lui piccolo torna a scuola, e come ad ogni ri-inizio prova un miscuglio di agitazione ed emozione. Oggi a cena mi ha guardato con gli occhioni più grandi del solito ” mi mancherete, tutti e tre”, l’ho abbracciato forte, tra i broccoli e il pollo al limone e gli ho un po’ scarrufato i capellicapelli “Lo so, anche tu mi mancherai tanto. Ma rivedrai i tuoi amichetti, farete di sicuro almeno qualcosa di bello e qualcosa di divertente, quando torni me lo racconterai.”

Per lui è stato un anno di cambiamenti (oltre a quelli comuni a tutti) e so che essere l’unico ad uscire di casa per andare a scuola, lasciando papà che lavora da casa, mamma che ricomincia a lavorare da casa (o almeno ci prova) con il fratellino piccolo, non deve essere facile.
Ma certo sono grata che a scuola possa andarci e spero non debba smettere mai, l’anno scorso è stato difficile per tutti e provo molta rabbia per i ragazzi che a scuola non ci sono potuti tornare da troppo tempo.

È che sono state vacanze molto belle, seppur casalinghe. Ci sono mancati i nostri riti di questo periodo, come le passeggiate sotto le luci natalizie con merenda golosa inclusa, gli spettacoli al Teatro dei bambini, le cene con gli amici e le feste con la famiglia, ma abbiamo costruito altri momenti preziosi che hanno conservato la magia e rendono un po’ più faticoso il distacco per il Meraviglio.

“Concentrati sulle cose belle che ci saranno domani, non cancellano quelle difficili ma le rendono più affrontabili”. È l’unica cosa che ho saputo dirgli, non so se basterà ma sono sicura che, come ogni volta, saprà farsi il suo coraggio, fatto di qualche lacrimuccia a casa, per sfogare l’ansia, e di un sorrisino tirato all’entrata, che si trasformerà in chiacchiere allegre quando andrò a prenderlo, ormai di nuovo sicuro, nella sua scuola.

Cresce, io cresco con lui e impariamo nuovi modi di trascorrere il tempo insieme, giocando e parlando, facendo foto e chiedendo il permesso, prima di pubblicarle.

È un’ evoluzione che mi affascina, lo guardo, ancora bambino ma con guizzi da ragazzino, cerco di conoscerlo, lo osservo e provo ad interferire il meno possibile.

Buon inizio lui piccolo, Meraviglio del mio cuore.

Cinque mesi e poco sonno.

Oggi hai avuto mal di gengive, tutto il giorno, dopo che anche la notte non ti aveva lasciato tregua, sveglio e coi lacrimoni, ed io con te.

Batti un tempo veloce, di conquiste che ti esaltano e di cui sai ridere, con la bocca spalancata e gli occhi ben aperti.

Fai gli occhi a cuore ogni volta che vedi il tuo fratellino, e scalpiti per seguirlo nei salti che fa intorno a te.

Dispensi sorrisi innamorati al tuo papà, che si scioglie di una tenerezza tutta vostra, fatta di canzoncine buffe durante il cambio pannolino e passeggiatine casalinghe per calmarti le paturnie.

Mi rivolgi sguardi languidi, da vero innamorato, che fanno ridere gli altri due uomini di casa e mi stordiscono di questo amore, che affonda in me in modo nuovo e mi lascia inerme, in balìa di un faccino tenero e risatine.

E allora eccomi qui, nonostante tante, troppe ore di sonno che mancano all’appello e si vedono tutte in faccia, eccomi a festeggiare cinque mesi di questa avventura che avevo temuto tanto di non saper giocare, presa tra il cercarmi e impararti e invece mi insegni ad affrontare con allegria.

Grazie piccolissimo, sei una splendidezza.

Fine anno.

Saluto un anno difficile, che pur avendomi portato la gioia grande del piccolissimo, non riesco a perdonare, perché mi ha tolto una vita che amavo, e che non avevo bisogno di mettere alla prova per sapere che era proprio quella che avevo scelto.

Mi ha tolto esperienze che mi sono preziose, e la possibilità di condividerle con chi amo e chi mi è vicino.

Mi ha tolto la possibilità di abbracciare, stringere e ridere spensierati, perché con le mascherine e il distanziamento si trovano modi alternativi, ma non è la stessa cosa.

Tengo stretti loro, che sono la mia luce e la mi spinta, tengo noi, che siamo diventati il nostro numero perfetto, quattro (più una felina).

Non mi voglio immaginare l’anno che verrà, mi auguro solo un poco di leggerezza in più, e di poterla condividere.

Piccolo riti.

“Topetto, stasera ricordiamoci lo spuntino per Babbo Natale e le renne! “
“Certo mamma, latte e biscottini per lui, e nove carote per le renne”
“Nove? “
“Si, una per una, sennò ci restano male”
“Mmh ma non credi che poi, gli potrebbe venire mal di pancia? Mangiano in tutte le case dei bimbi…”
“Si, forse hai ragione… Allora lasciamogli nove pezzi di carota “
“Ecco, nove pezzettINI mi sembra una buona soluzione”
Tanto lo so, che a Lui grande tocca lo spuntino di latte e biscotti, a me la carota.
Almeno non sono nove!

Sorpresa di Natale.

Ogni anno mi dico che non accadrà, sarò allegra e spensierata, lo meritano i miei bimbi, e un po’ anche io.
Ma ogni anno, puntuale, arriva a mordere il ricordo di tutte le assenze che hanno un posto al tavolo: i miei fratelli, uno zio adorato, un’ amica. Persone del cuore che sarebbe bello avere qui, a scartare regali e bere the caldo, col pandoro, ché il panettone non mi è mai piaciuto, ma forse per loro lo comprerei.

Mancano sempre ma questa ricorrenza acuisce la mancanza, stringe i denti un po’ più forte, e mi trova, immancabilmente, impreparata.

Inzio a combatterla con le luci dell’albero, gli addobbi di legno e stoffa e le canzoni di Natale in sottofondo. La battaglia prosegue con fiocchi e carta da regalo, forbici e biglietti, provando ad annodare nei pacchetti un po’ di sorrisi. Poi è la volta dei biscotti, impasto, stendo, inforno e mentre la casa profuma dei natali da bambina, inizia a scivolare giù un po’ di tristezza, insieme alla farina che si scioglie via, con l’acqua del rubinetto. Preparo lo spuntino per il vecchietto rosso vestito e le sue renne, e sento la voce di mia nonna che mi esorta a dormire, per farlo arrivare prima, e mi scopro a ripeterle, uguali, ai miei piccoli, che, come me, provano invano a vincere il sonno.

È la mattina di Natale, le tovagliette rosse, le tazze di coccio che i miei tenevano per le “belle occasioni” e che io rivendico per un po’ di bellezza quotidiana, piedini veloci e occhioni grandi “Mamma, papà! Hanno mangiato tutto! Tuttissimo!”
Tra le grida, le manine sporche di colazione che strappano la carta, gli abbracci e le canzoni, i natali di ieri si mescolano con quello di ora e mi fanno promesse per quello che sarà.

Ogni anno mi coglie impreparata, e mi sorprende. Ogni anno non sono spensierata ma ho sorrisi, abbracci e manine tenere che sciolgono i nodi e mi rendono un Natale felice, stropicciato di vita.
Perfetto e sorprendente.

Tempo.

Il piccolissimo ha mal di denti, anzi di dentini in divenire, e strilla il suo mal di gengive da quattromesenne, lasciandomi esausta e con le orecchie in panne. Allora mi ritaglio piccoli pezzi di silenzio, rubacchiati qua e là, per ri-trovarmi e scoprire che mi sto trasformando ancora, sempre più simile a quello che sono, anche io, in divenire.

Magia di Natale.

E penso a quando facevo l’albero ascoltando canzoni natalizie, c’eravamo ancora tutti, e Natale era davvero solo un momento magico.

Ora con i miei piccoli, ho chi mi fa la mia magia personale, e ne sono immensamente grata.

Quest’anno abbiamo appeso anche i bastoncini di zucchero, che il mio bimbo grande desiderava moltissimo, e stamattina li ha sistemati lui, ascoltando canzoni natalizie, ci siamo tutti e per lui Natale e un momento magico.

Dicembre duplice.

Dicembre è un mese dalla doppia faccia per me, l’atmosfera natalizia che amo, con le sue lucine, l’odore di arancia e cannella, le coperte soffici, si intreccia alle assenze, che pare mordano di più, e più forte.

Quest’ultimo anno, più faticoso per tutti, si porta la prospettiva di non poter condividere il Natale con tante persone che mi sono care, e questo rende tutto ancora più faticoso.

Però, ho ricevuto un regalo in anticipo, morbido e coccolino. Il piccolissimo illumina le ombre, le sconfigge ridendo con suo fratello e spalancando gli occhioni ad ogni scoperta.

Quattro mesi di piccolissimo.

E sono quattro mesi. Di faccette buffe, risate larghe e occhioni grandissimi. Ora stai quasi seduto, tieni le manine intorno al mio collo, e gorgheggi ad alta voce, compiacendoti dei nuovi suoni. Sei meraviglia e consapevolezza nuove, un amore travolgente che a tratti mi stordisce.

Mi insegni ad essere mamma di due, a dividere le attenzioni e moltiplicare il cuore, confermi che le coccole sono quello che serve e non ci sono “vizi” ma bisogni teneri a cui rispondere. E io rispondo come posso, come so, alle tue istanze notturne e mentre ti tengo tra le braccia, cullo la bambina che sono stata, la madre che sono e sarò; tutte insieme, con te e con il ricordo di tuo fratello neonato, ritrovo il ritmo e respiro più forte.

Ci hai riempito di allegria e ci hai resi ancora più forti, sei circondato di canzoncine, versetti e un fratello che “io lo amo tanto mamma, anche se è piccolo, è il mio fratello del cuore”.

Sei un piccolo sole, dagli strilli acuti e i sorrisi ammalianti, ci hai catturati nel tuo mondo e seguirti è un avventura che voglio scoprire.

Tra poco è Natale e noi abbiamo il nostro regalo perfetto.

Grazie a te, mio piccolissimo, anche se senza nonni e zie, sarà bellissimo.

Con amore,
Mamma.

Un anno fa.

Ieri era una giornata speciale, un anno fa scoprivo due lineette rosa, e facevo una capovolta suo cuore.
La chiamata alla mia amica F., per chiederle se davvero, davvero anche a lei sembrava possibile, e poi a Lui grande, a lavoro, con la voce tremante, ché avevo pensato di fargli una sorpresa al rientro, in modo carino, ma poi non ho potuto, avevo bisogno di averlo accanto, come sempre, insieme in ogni passo.
Dopo ci furono giorni di paura, corse in ospedale col meraviglio accudito dalle amiche, e una gravidanza desiderarissima e faticosa, difficile, che mi ha bloccata tra ansia e lockdown.
Ora che c’è un piccolissimo qui con noi, non dimentico niente, né la paura, né il parto disastroso, ma posso guardarli come altri pezzetti di questo puzzle che ad ogni cambiamento si trasforma, per seguirmi.