Soffiare bellezza.

Undici anni da quel luglio universitario, un esame bello appena fatto e due coinquilini che mi prendevano in giro, per il mio saltellare per casa affacciandomi alla finestra, ad ogni suono che mi pareva tuo. E ancora sento quell’ emozione, il cuore salterino, le guance indolenzite per il sorriso, ogni volta che ti vedo arrivare tra la gente, quando ci incontriamo fuori, spesso insieme al piccino che ci ha rimbambiti da quasi tre anni. È un amore forte, ha attraversato qualche nuvola,  la vita coi suoi saltafossi, i dolori e le gioie grandi, ma lo accompagna una certezza: l’ ho sempre saputo, ed è sempre più vero, siamo bravi a cercare la bellezza, a farla volare. Siamo bravi, a fare bolle di sapone, insieme.

Auguri mamma.

Qualche giorno fa è stato il compleanno della mia mamma, che col nipotino rivedo sorridere, di nuovo grata alla vita, per il bimbo color frollino, che le ha rapito il cuore. A volte, lo ammetto, vorrei aver avuto io, il potere di restituirle quel sorriso, e una fitta pungente mi stupisce il cuore; ma è un attimo, e lascio che si trasformi e faccia spazio all’unica cosa che ha senso: la gioia, profonda, e quasi materna che ho per lei, nel vedere i suoi occhi accesi di un’ allegria da bambina, da non dover più ricercare in fotografie troppo lontane, ma vivi e ridenti, ora, mentre gioca col piccolo marachella. Buon compleanno mamma, di risate e giochi, feste con le candeline e regalini stropicciati, buon compleanno, nonna.

Radici, legami e libertà.

Radici non ne ho mai sentite, nessun senso di appartenenza profonda ad un luogo, nessun sentire comune che porti sicurezza. Eppure, o forse proprio per questo, ho costruito legami forti, viscerali, alcuni sanno di famiglia e quotidianità, altri regalano preziosi momenti di condivisione, da ritrovare in incontri attesi e curati. Ognuno di essi è frutto di scelta, anche quelli più propriamente familiari, sono coltivati in ogni chiacchierata, nei rari ritrovi fisici e nelle risate virtuali solo per il mezzo, ma concrete, nei sorrisi che appiccicano sul volto. La mia conquista, è rendere i legami liberi dai ruoli che li imbrigliano, così  nipoti e cugine diventano amiche, cognate e zie confidenti, le amiche ( preziose) sorelle di vita, mio figlio compagno di giochi, mio marito, tutto questo messo assieme. Rapporti liquidi che non necessitano di definizioni e che arricchiscono la mia vita con sfumature che non saprei trovare, e che, ne sono certa, esprimono la loro luce grazie al non essere radicati in nomi usuali, che appannano di consuetudine la meraviglia degli incroci di vite.

Dare baci ai fiori.

Al lago di Molveno, con lo zio Stefano che parla con Elia la lingua dei grandi, ma con un’ accento di timido affetto che non può sfuggire e mi fa essere grata delle persone che vogliono bene al piccolo meraviglio, solo perché è lui; e poi piedini che sguazzano nell’acqua fresca e corrono sull’erba, sassi che suonano ” pluf” nel verde del lago, pescetti da salutare e fiori a cui mandare baci. Vacanze col nostro odore, con l’eco di risate a occhi spalancati e abbracci sonnacchiosi, quando è l’ ora della nanna.

Muri scrostati.

imageUna mattina insieme al piccolino, chiacchiere di bimbo profonde e divertenti, testa in alto e saltare per non calpestare i ghirigori di righe della strada. Vicoletti e stradine, voci dalle case e poi, quasi alla sprovvista, esser colti da una bellezza inaspettata e velata di romantica nostalgia, rami verdi e fiori sulle scrostature di un muro vecchio, una grondaia e un archetto. È pura meraviglia, leggere nei suoi occhi il mio stesso stupore e i gridolini di piacere quando ti indico i particolari. E lui in questo è maestro, imbattersi nella bellezza e accoglierla, con occhi curiosi e brillanti di vita.

Miciuzzi, buona nanna…

imageTi abbiamo lasciata andare, questa volta non c’era soluzione, e con la vita bella che hai avuto, di coccole, amore e giochi, ti meritavi un’uscita di scena serena, con le coccole di sempre, in braccio. Tutti dovrebbero poter scegliere di andarsene con dolcezza, quando non c’è più speranza e continuare sarebbe accanimento.
Elia ti cerca, e ci mancherai, ma potrete vedervi nei sogni, a correre e far fusa insieme e magari arriveremo anche noi grandi, per farti un grattino e poi lasciarvi giocare, voi due, che da quando il piccolino era nella pancia, siete stati inseparabili. Sogni di croccantini e coccole, miciuzzi bella.

Abbracci mancanti.

Gli abbracci mancati sono quelli che non ho dato quando era il momento, perché non volevo, o potevo, e sono già troppi, ma quelli che sento più forti sono gli abbracci mancanti, quelli che avrei voluto, che vorrei, e non possono più essere. Braccia di fratello in cui farsi stringere, giochi da zio che non saranno mai. E allora ho deciso che non voglio più che manchi un sorriso, una parola, una stretta, e combatto la timidezza per coglierli e regalarli, cerco di far volare i sorrisi, e aprire le braccia, resisto alla tentazione di proteggermi nel mio guscio sicuro ed esco da me. Anche col piccolo Elia, talvolta, mi stupisco di una banale realtà: il tempo batte veloce, come i suoi piedini ansiosi di vita, e quegli attimi di complicità e totale fiducia, lasceranno il posto a una nuova intimità, da scoprire e imparare, e in un battito di mani sarà un uomo, spero capace di volare nella vita, da solo. Perciò memorizzo il suo profumo di frollino al limone, l’accento dolce e scherzoso di certi nostri giochi, in cui mi regala di tornare bambina e cerco di non lesinare abbracci, baci e capriole, perché non abbia miei abbracci mancanti da ricordare.

In viaggio.

imageL’avrei scoperto solo al ritorno, che da quel viaggio non sarei più tornata, all’ inizio era l’ urgenza di risposte che mi urlava dentro a guidarmi, e invece, ho scoperto che mi servivano altre domande.
Sedici anni, e una solitudine in cui mi sentivo annegare, e che allo stesso tempo diveniva un nascondiglio, conosciuto, sicuro. Cercavo uno specchio, in cui riconoscermi finalmente me stessa. Non l’ ho trovato, e non lo cerco più, sono divenuta il mio specchio, non sempre clemente, sicuramente sincero, e le risposte che cercavo, si sono sciolte assieme alle domande, non più così urgenti, o fondamentali. Le radici le ho costruite pezzo per pezzo, non in un luogo, in una lingua, radici di amore, che fanno volare e non cercano terra, che hanno il loro senso più profondo in una certezza: casa è dove sono le persone che amo, è qui ma può essere ovunque.
Il mio viaggio è iniziato al ritorno, ed è andato avanti, in ogni scelta di felicità.

Signora d’ altri tempi.

In piscina. Arriva con passo lento, cadenzato, a nascondere una lieve insicurezza delle gambe; ha un accappatoio morbido, coi polsini e le tasche orlati di passamaneria in tono, più una vestaglia elegante che un capo sportivo ma, incredibilmente non appare affatto fuori luogo. Con dissimulato pudore lo toglie, le mani volano sulla stoffa con gesti accurati, lunghe dita dalle unghie curate. Un costume intero, nero, e una cuffia vezzosa. In acqua cammina lenta ma costante, lo sguardo assorto, la bocca truccata che segue i pensieri sussurrandoli. Quando esce saluta i compagni d’ acqua con un cenno del capo, regale ma non altezzoso, poi sparisce negli spogliatoi. La signora avrà pochi anni meno della nonna, che sarebbe così, se andasse in piscina, stessa eleganza del tempo passato, stessa cura nel truccarsi leggermente, con le perle alle orecchie, per le grandi occasioni.

Sole e costruzioni.

imagePomeriggi pigri, col sole che gioca a nascondino, e guardarti giocare mi affascina. Esito, mi piacerebbe unirmi alle tue fantasie e farmi guidare sui tuoi pensieri, ma, fortunatamente, mi fermo in tempo. In tempo per lasciarti libero di godere di te stesso e delle tue invenzioni, e assaporo quella sensazione di complicità solitaria, io e te, ognuno immerso in cose belle; ci sarà un altro tempo, per raccontarcele.