Madri.

Le mamme, quelle accoglienti come abbracci e baci e quelle un po’ ruvide dai complimenti stiracchiati, quelle che sono ogni volta dalla tua parte e quelle che non possono tacere, mai, anche se colpiscono duro, quelle che ci sono da sempre e quelle che incontri durante il cammino, quelle che sanno chiedere scusa e quelle granitiche, che non si smuovono.

Auguri alle mamme equilibriste, che si dondolano tra i vari pezzi di sé, sperando di ritrovarli insieme la sera; a quelle serene e quelle preoccupate; quelle sfinite che si addormentano accartocciate nei lettini e quelle che da subito, ognuno al posto suo.

Quelle che si dilettano in lavoretti e quelle che proprio non li sopportano, le mamme con tanti aiuti e quelle sole, quelle che non si separerebbero mai dai loro piccoli e quelle che devono allontanarsi un po’, per restare se stesse; tutte, ogni tanto, versano qualche lacrima di stanchezza e paura, tutte, ogni tanto, vorrebbero un po’ di solitudine, per poi sentire la mancanza di piedini scalpiccianti e manine appiccicoso. Auguri a tutte le madri possibili, perché almeno una volta, a turno, le abbiamo avute dentro, anche solo in qualche angolo di noi stesse.

Auguri alle mamme che aspettano e a quelle che hanno smesso di farlo, ma sanno crescere di amore materno sogni, persone e pensieri, ché se esiste un istinto materno lo penso solo rivolto ad ogni spinta a creare, in ogni forma, ad ogni modo.

Auguri anche a me, alla mamma che sono stata, a quella che sono, a quella che sarò, e a quella che ho immaginato di essere. Che l’ultima sia clemente con le altre, io, come tutte, cerco di essere la parte migliore di me, ricordandomi sempre che io per i miei bimbi mi farò vento che sospinge, ma il viaggio è tutto loro.

Caro piccolissimo.

Tu, piccolissimo, che sei lì, dentro a questa panciotta, sempre più tonda, e ti fai sentire a suon di calcetti o “battipugnetto” come sostiene il tuo fratellino. Tu che non hai dea di cosa sta accadendo qua fuori, e ti racconteremo di quando eri in pancia e nuotavi tranquillo mentre il mondo intorno pensava a reinventarsi in modo nuovo, provando a cercare una consapevolezza coraggiosa, per non farsi risucchiare dalla paura, e buttare lo sguardo oltre alle piccole diatribe, di chi si sente sempre nel giusto e redarguisce variamente, con vaga soddisfazione.

Tu, piccolissimo, non lo devi sapere, per ora va bene così, stai al calduccio, sicuro e tranquillo che è compito nostro prepararti un entrata felice e allegra. Ci impegnamo sai? Lui grande, che poi per te, è papà, lo fa a modo suo, non pensando a quello che sarà dopo e vivendo ora per ora, senza perdere il focus dal presente; il piccolo Meraviglio, il tuo fratellino, con un’attenzione tenera a tutto ciò che ti riguarda, dai cerottini che vuole mettermi dove sa che sono stati fatti i prelievi, ai giochi e libri che già sogna di farti conoscere.

E io, io mio piccolissimo, provo a fare il meglio che so, che posso, che invento; ti ascolto di notte, quando mi svegli, forse intuendo che in quel momento siamo soli io e te, senza altri pensieri a girarmi per la testa; ti sento, quello sempre, in questa danza un po’ buffa un po’ nuova che creiamo  insieme.

Mi meraviglio a riconoscerti  diverso da tuo fratello, sembra incredibile ma ti comporti già in modo che è tutto tuo. Lui mi ha insegnato ad essere madre. Tu mi insegni ad esserlo per ognuno di voi in modo differente, che poi ho sempre pensato sia questo il mio lavoro: far trovare a voi il modo di volare, anche e soprattutto quando sarà un altro da quello che so pensare io, anche e soprattutto quando saranno modi diversi tra voi. Che avventura abbiamo davanti.

Ti aspettiamo, ti aspetto.
Curiosa di scoprirti, mio caro piccolissimo.

Con amore,
Mamma.

Cose nostre.

Cose nostre.

Svegliarsi nel lettone tutti insieme, col piccoletto che arriva puntuale per le coccole della mattina, il piccolissimo che si sveglia e scalcetta e la micia che reclama coccole. Nel mezzo, io e Lui grande, che in questo caos, ci sguazziamo parecchio felici.

Comprare fiori e una piantina insieme al Meraviglio, facendo due passi e molte chiacchiere.

La luce di questo pomeriggio, dopo avere fatto yoga, un tempo per me, col tavolino che Lui grande mi ha costruito, perfetto per una razza di latte e orzo, come da bimba, e un quaderno per sognare da grande.

La cena presto, il cartone animato, quelli lunghi dei giorni di festa, ché se sembrano tutti un po’ simili, in questo periodo straniante, cerchiamo di trovare un ritmo nuovo, tra riti giornalieri e trasgressioni per coccolarci le ore.

Il piccoletto a nanna, e noi due a guardare una serie tv, gelato per lui, melone per me. Da sempre diversi in alcune cose, identici in altre.

Scatti bambini.

Lui piccolo e le foto, che ama fare insieme, cogliendo l’attimo perfetto: appena finito di fare yoga, mentre sto preparando qualcosa, appena svegli, momenti così, estemporanei e, secondo lui, i migliori.

Ogni tanto mi chiede il telefono per fare delle foto e amo scoprire il mondo attraverso il suo sguardo bambino, con angolature tutte sue e particolari inusuali.

Finito questa chiusura generale, arriveranno per lui una bicicletta nuova e una macchina fotografica per bimbi, due cose che so già lo faranno felice e metteranno in moto gambette e pensieri ancor più di ora.

Intanto sorrido dei suoi scatti casalinghi, lo riempio di coccole e insieme pensiamo a tutte le cose che sarà bello fare quando “sarà passata questa brutta influenza virus” e farle tutti insieme, noi tre, o chissà, forse già in quattro, sarà una nuova scoperta.

Anche se no, non ripagherà il tempo stretto e chiuso, e non so se ci sapremo far trovare migliori. Vedo tanti piccoli gendarmi e tanti piccoli anarchici che scrivono insensatezze identiche, figlie credo della stessa frustrazione. Vivo nella mia bolla personale, di persone che, semplicemente, hanno amplificato la loro vicinanza, perché vicine sapevano già essere.

Gli altri sono una grande incognita, spero e ho fiducia che possano stupire.

Rallentare.

Dall’inizio di questa gravidanza, causa qualche intoppo, mi è stato detto di rallentare, e poi di fermarmi proprio. È stato difficile, la staticità fisica si è tramutata anche in uno stop mentale, che proprio non mi appartiene, ed è difficile ancora, che siamo tutti fermi, e pur con più serenità, perché il piccolissimo sta bene, rimane sempre un po’ di ansia, per queste attenzioni extra che richiede.

Ma, da qualche settimana, ho potuto ricominciare a praticare il mio amato yoga. Per poco tempo, in modo molto (molto) blando, ma almeno è qualcosa. Ho subito telefonato alla mia maestra, e amica, Stefania Nipoti, che mi conosce da tanto e mi era stata vicina anche per tutta la gravidanza di Elia. Le ho chiesto quali asana poter fare in sicurezza, con tutte le restrizioni che mi erano state date. E lei mi ha indicato le tre/quattro posizioni da eseguire. Così, armata di tappetino e mattone, tutti i giorni dedico del tempo alla mia piccola pratica. È stata una sensazione straniante, riprendere contatto col mio corpo in questo modo, sentire che riconosce posizioni note, che si accomoda nei cambiamenti, impercettibili ma sostanziali. Diverso e molto bello.

Adesso poi, ho un valido aiutante. Il Meraviglio, mi prepara la postazione, vuole accendere la musica e sta vicino a me tutto il tempo. Un po’ balla, un po’ mi porge gli attrezzi, ma soprattutto, a cadenza regolare, mi abbraccia forte e mi accarezza quando alla fine faccio il mio rilassamento. All’inizio, ammetto di aver desiderato che si stufasse presto, per riprendermi questo tempo in solitaria. Ma poi, il suo modo, così tenero, dolce e attento di starmi accanto, il suo entusiasmo per questo momento a due, tutto nostro, che scandisce una nuova routine, mi ha conquistata. Così la mattina, colazione insieme a papà, mezz’ora di gioco per lui/lettura per me, i suoi compiti e lezioni video e poi la “nostra” mezz’oretta di yoga.
Reinventiamo il tempo.

Cedimenti.

Ho ceduto, ho tagliato la frangia, come facevo da studentella ai tempi dell’università. Dato che si dovrà aspettare ancora un bel po’, e non sopportando più capelli sugli occhi, ho tagliato senza rimpianti. Che poi, sono solo capelli e ricrescono. Non lo avrei fatto se avessi avuto una prospettiva certa di quando poter regalarmi una coccola dal parrucchiere, ma non avendo idea di quando potrà essere, per ora va bene così.

È un periodo strano, in cui non mi riconosco pienamente. Non ne uscirò migliore, temo. Cambiata, di certo. Si alternano insofferenza, ansia, a volte un po’ di tristezza, con una strana serenità ovattata di sottofondo, che però ha più il sapore di un ripiego, che di una consapevolezza reale.

Mi sono ripiegata su me stessa, riesco ad essere serena solo rivolgendo lo sguardo alla mia famiglia. Lui grande, lui piccolo e il piccolissimo, più la felina. Solo loro sono il tangibile legame con la vita che ho scelto, e voluto fortemente, la mia felicità stropicciata.
Il resto fatico a farlo entrare.

Lavoro, ché quello mi da sempre uno sguardo più ampio, ma con concentrazione più faticosa, spuntando i miei appunti tracciati sui quaderni e cercandone un senso reale e non solo immaginato.

E gli amici, le amiche, ché per me sono famiglia, fatico però a sentirle. E non per mancanza di volontà o affetto, anzi. È come se, tanto è forte la loro assenza, che i surrogati digitali non mi bastassero più. Le videochiamate iniziali, quando ingenuamente speravamo sarebbe stato più breve, non riesco più a farle tanto spesso. E in questa dimensione, non mi stupisce che siano rimasti più intatti quei rapporti che, per contingenze geografiche, sono da sempre a distanza. Perché quelli sono rimasti uguali, pur con qualche abbraccio dal vivo rimandato, le dinamiche sono quelle usuali, collaudate in amicizie profonde, che si dipanano tra messaggi e telefonate. Per gli altri, soffro troppo i non-abbracci e non trovo soluzioni soddisfacenti.

Lo so, è dura per tutti, per alcuni molto di più, ma ho deciso di non sentirmi in colpa se non riesco ad essere sempre positiva, possibilità che mi sono regalata ad un qualche giro di vita e da allora me la tengo stretta.

Godo di cose immediate, le loro mani sulla pancia che cresce, fare yoga col Meraviglio che mi fa compagnia e mi abbraccia nel mentre. Lui grande che mi fa addormentare, e mi prepara la colazione preferita. Qualche serie tv che riesco a vedere, e i cartoni animati, tutti sul divano.

Faccio progetti a breve termine, voglio comprare fiori per il mio compleanno, tanti. Voglio andare, appena si potrà, nel verde e ad una mostra. Sembrano cose antitetiche e invece sono la stessa: cercare bellezza, ovunque si trovi.

Cose di fratellini.

“Mamma, i fratellini sono come gli amici del cuore?” “Beh, possono essere anche amici del cuore, certo”. “Secondo me no, perché gli amici li devi cercare tu, invece un fratellino ce l’hai con te, e puoi amarlo sempre.”

Mamma stesa. Un fratellino grande sta crescendo.

Risvegli.

“Mamma, mammina, tu sei super! Perché sei sempre gentile e carina con noi, mi racconti le storie belle, ci prepari delle cose buonissime e non sgridi fortissimo mai (anzi a me qualche volta, ma non fortissimo), e poi mi fai le coccole e mi leggi i libri, fai le videochiamate per le cose del lavoro tuo, e guardi i cartoni con me. E anche facciamo i biscotti insieme. E poi, poi tu mi hai fatto. E adesso, adesso mi stai facendo Federico mio. Ecco perché sei super”.

Io non lo so, se sono davvero così, ma mi commuove pensare che il suo sguardo su di me, si posi con così tanta gentilezza. Non so se lo merito, provo ogni giorno ad esserne all’altezza.

Cose di bimbi.

Ieri mattina col Meraviglio siamo andati al mercato vicino a casa. Abbiamo preso le nostre mascherine e siamo usciti. Era tutto felice, saltellante.
Ad un tratto, si è fermato, mi ha guardato serio. “Non siamo carini con queste mascherine. Non si vedono neanche i sorrisi.”
“Hai ragione topetto, ma lo facciamo per la sicurezza di tutti…”
“Si, va bene, ma non vedere le facce è bruttissimo. Io voglio vedere se incontro qualcuno che sorride come me”

Ho pensato che avesse, sfacciatamente, ragione. Certo lo facciamo per la sicurezza e civiltà. Tolto questo, è davvero brutto. Che poi lui, con il suo candore ottimista che pensa di trovare altri sorrisi da incontrare, mi ha fatto una tenerezza disarmante, sapendo bene che invece si incontrano più labbra piegate all’ in giù.

Ed è bravo, come sono bravi in tanti, bimbi e ragazzi, non si lamenta di star chiuso in casa e anzi ci ripete quanto è fortunato ad averci come mamma e papà, e micia. Fa molti puzzles e costruisce lego, colora, disegna e inventa percorsi con sedie e cuscini.
Guarda le sue maestre in video e mi racconta aneddoti di scuola, dei capelli “tutti arruffolati” di una maestra, e del modo affettuoso in cui li chiama un’altra. Scrive bigliettini in cui i pensieri articolatI inciampano un po’ nelle parole che ancora deve imparare, con un’urgenza grafomane che mi strugge.

” Non preoccuparti topetto, voi bimbi siete sempre i più belli, anche con le mascherine”
“Mamma, ho un’idea, possiamo disegnarci un sorriso?”.
Su queste no, ma magari troveremo il modo per fargli una mascherina sorridente. Mi sembra una richiesta molto sensata.
Bimbi meravigli, e mamme intenerite.

Postilla.

Il Meraviglio, come tutti i bimbi, è bravissimo a sorridere con gli occhi, ma sostiene fermamente che il sorriso della bocca non sia sostituibile. Un pochino ha ragione. Più che altro, credo gli faccia molto effetto vedere tutte le facce coperte. “sembrano tutti ninja, ma brutti. Per niente avventurosi”.

Lettera a un piccolissimo.

Tu, piccolissimo, che te ne stai lì dentro e ti fai sentire, detti i miei ritmi rallentati e mi tieni sveglia di notte.

Tu, che ti muovi come un pesciolino e tuo fratello si emoziona a sentirti e mi dice “mamma, secondo me non è un calcetto, è un battipugnetto con me” e sorride forte a pensarti.

Tu che, quando senti la mano del papà, ti muovi veloce e ti fermi lì sotto, come se già capissi che sei al sicuro. Che fai capriole se mangio le fragole col limone ( piacciono tanto anche a me, e il Meraviglio ne è golosissimo), e poi ti quieti, quando leggo la storia della buonanotte, e siamo in cameretta, con la micia vicino.

Tu, che ti ritrovi con una mamma un po’ scalpitante e poco new age, che ti fa ascoltare rock e cantautori, ma ti assicuro, ama anche la musica classica e l’opera e il jazz ma in questo momento ha bisogno di pensare e da sempre lo sa fare meglio con la musica che le parla di più.

Chissà se ti piacerà, questa mamma qui, che forse ti darà meno attenzioni esclusive ma racconta storie inventate e ce ne saranno di belle, tutte per te, e si divertirà a preparare biscotti (che lei mangia poco!) con te e tuo fratello, perché i bimbi con la farina addosso le sembrano, da sempre, bellissimi. Una mamma che non ama i lavoretti ma applaudirà ogni tuo disegno e ti fornirà colori, fogli e tempo libero per colorarli a modo tuo.

Chissà se capirai il suo bisogno di andare, che le è fondamentale solo perché adesso sa dove è casa, e se partire è indispensabile, lo è perché sa dove vuole tornare.

Questa mamma che ha un papà accanto che è il migliore che potesse pensare, e un fratello grande per te, che la commuove a vedere come e quanto ti aspetta. Saranno le persone più importanti della tua vita, come lo sono della sua.

Tu, piccolissimo, che già ti amo pazzamente e sono così curiosa di conoscerti, di impararci fuori da me, e di scoprire con che ritmo camminerai tu, sul mondo.
Tu, che mi hai fermata, un po’ prima che ci fermassimo tutti, e che a volte mi sentirai triste o insofferente, perché ho i pensieri che vanno insieme ai passi, e non poterli fare mi pesa, e non so negarlo.

Ma, allo stesso tempo, tu che sei arrivato quando non pensavo, e mi hai riportato quel senso di privilegio enorme nel poterti sentire, sapendo che ti crescerò anche; per qualcuno è scontato, per me è un pensiero vivido come non mai, questo regalo che, ancora una volta, mi ha fatto la vita in una delle sue giravolte.

Perché una cosa tua fratello me l’ha resa chiarissima. Voi siete fatti per andare e io per sospingervi, voi non siete miei, io sono perdutamente vostra.

Perché tu sei figlio e io sono madre ma tu sei e sarai, sempre e soprattutto te stesso.

Non vedo l’ora di scoprire come sei, mio caro piccolissimo.

Con amore,

Mamma.