Cosa scrivo

Delle madri che sono state, quella che cerco di essere e quella che, spero, sarò.

Penso a lei, ai suoi sogni a quello che è stato e a quello che, invece, è accaduto. Le immagino la mia stanchezza e le dita tenere sulla mia testa. Come era accaduto con il Meraviglio così anche questa volta, un piccolo tra le braccia mi regala la sensazione di vicinanza con lei, che non ricordo se non nell’emozione di sentirne lo sguardo su di me, piccola.

Nelle notti senza sonno (tante, troppe), penso a lei, ragazza e sola, e mi chiedo se mi avrà stretto a sé, con la stessa stanca amorevolezza che mi scorre nelle carezze al piccolissimo, e se anche lei, a volte o spesso, si sarà sentita esausta di pianti e di rimandi, un po’ stufa di non appartenersi più, ed emozionata della testolina che si abbandona sulla spalla, fiduciosa.

Penso a lei, perché l’altra, di mamma, ce l’ho vicina, certo con la fatica in questo periodo che la tiene lontana dai nipoti, e ci lega con telefonate e video ma manca di abbracci e risate dal vivo per i versetti buffibuffi,  ma presente, e in attesa di un’ora di macchina da poter fare.

La maternità è una rivoluzione, un giro su se  stesse che può portare nuovi sguardi, ma si prende tempo, energie e, a volte, slanci di improvvisazione, li butta in un angolo e per riprenderseli servono altrettanti energia tempo e slancio con in più un po’ di fortuna e molto supporto da chi è vicino.

Il corpo torna simile (mai uguale), a volte meglio, con cicatrici indelebili, incise dentro, che fremono e rimangono, al netto dell’amore, enorme, che han portato con sé.

Questa seconda volta la vivo con più stanchezza (sette anni in più, evidentemente li sento) e più serenità. La tranquillità che se una parte è riservata a noi, che proviamo ad esserci nel migliore modo possibile, moltissimo lo fanno loro, e mi permetto di lasciar andare le ansie educative, ché tanto, a seguirli, i piccoli, la strada la indicano sempre, ed è la migliore davvero.

Cerco di allenarmi a non poter progettare tutto, a lasciare spazio all’incognita e ammetto, non sempre mi è semplice ma sono sicura che in qualche modo mi sarà utile.

Con il Piccolissimo in braccio e il Meraviglio per mano, penso le madri che sono state, sento la madre che sono, e immagino quella che sarò .

Mi sono tanto arrabbiato.

Ieri è tornato da scuola molto mogio, si vedeva che qualcosa era andata storta.

“Topino che succede? Vuoi dirmelo? “
“Mamma, mi sono arrabbiato tanto, tantissimo”
E scoppia a piangere.
Lo abbraccio forte.
Diatribe tra bimbi, anzi tra bimbe, le sue amiche, che lo hanno fatto rimanere male.
“Mi sono così infuriato mamma che io davvero… “
“Cosa è successo topi, dopo che ti sei arrabbiato? ” temendo un pochino la riposta…
“Me ne sono andato, e non ho giocato con loro, finché non mi hanno chiesto scusa. Dopo si, abbiamo di nuovo corso”.

” Sei stato tanto bravo topetto. Pochi adulti saprebbero fare di meglio”

A volte, temo quasi che la sua dolcezza possa essere un po’ un ostacolo, in un mondo in cui si spinge sempre ad essere forti e vincenti (tanto più i maschi) ma lui sa usare le strategie migliori, per non farsi sopraffare senza mai snaturarsi.
E se anche qualche volta capiterà, spero di saper stare un passo indietro, pronta ad abbracciarlo ma senza combattere le sue piccole e grandi battaglie.

Lui, il mio Meraviglio.

Spaiata

A volte mi sento così, come i calzini del Meraviglio ieri, che quando gliel’ho fatto notare mi ha detto “loro stanno bene diversi, ballano senza musica e non li voglio cambiare” ed è andato a scuola felice, coi suoi calzini a righe gialle e blu.

Mi sento spaiata, quando si accumulano i giorni che arrivano alla fine senza avere avuto un tempo, anche poco, anche piccolo, per essere me.

Non madre, amica, compagna, figlia. Solo me. Che poi, a volte, non so neanche bene cosa sia, questo solo me che ho bisogno di cercare nello specchio, ma solo il fatto di provare a trovarla mi fa sentire un po’ più intera.

Perché mi capita di perdermi, come succede ad altre, credo, o forse spero, per non essere la sola.

E questo al netto degli amori, grandi, che ho per le persone più care, la mia famiglia, quella stretta e quella grande, quella anche fatta di amicizie scelte e preziose, cucita di affinità e affetto.

È che a volte, il riflesso mi rimanda un volto in cui riconosco i segni del tempo e li coccolo con gli occhi, ma di cui temo le ombre in fondo allo sguardo, quelle che ogni tanto mi rendono più schiva di quanto vorrei, più solitaria di quanto vorrebbero gli altri.

Ricerco il capo del filo, e lo ricompongo in un gomitolo ogni volta arruffato in modo diverso, provo a srotolarlo ancora, lasciandolo andare e tenendolo stretto, in un gioco di equilibrio sempre nuovo.

Ma forse ha ragione il Meraviglio, va bene anche essere spaiati, se, come i suoi piedini, si è pronti a ballare senza musica.

Crescere.

Domani lui piccolo torna a scuola, e come ad ogni ri-inizio prova un miscuglio di agitazione ed emozione. Oggi a cena mi ha guardato con gli occhioni più grandi del solito ” mi mancherete, tutti e tre”, l’ho abbracciato forte, tra i broccoli e il pollo al limone e gli ho un po’ scarrufato i capellicapelli “Lo so, anche tu mi mancherai tanto. Ma rivedrai i tuoi amichetti, farete di sicuro almeno qualcosa di bello e qualcosa di divertente, quando torni me lo racconterai.”

Per lui è stato un anno di cambiamenti (oltre a quelli comuni a tutti) e so che essere l’unico ad uscire di casa per andare a scuola, lasciando papà che lavora da casa, mamma che ricomincia a lavorare da casa (o almeno ci prova) con il fratellino piccolo, non deve essere facile.
Ma certo sono grata che a scuola possa andarci e spero non debba smettere mai, l’anno scorso è stato difficile per tutti e provo molta rabbia per i ragazzi che a scuola non ci sono potuti tornare da troppo tempo.

È che sono state vacanze molto belle, seppur casalinghe. Ci sono mancati i nostri riti di questo periodo, come le passeggiate sotto le luci natalizie con merenda golosa inclusa, gli spettacoli al Teatro dei bambini, le cene con gli amici e le feste con la famiglia, ma abbiamo costruito altri momenti preziosi che hanno conservato la magia e rendono un po’ più faticoso il distacco per il Meraviglio.

“Concentrati sulle cose belle che ci saranno domani, non cancellano quelle difficili ma le rendono più affrontabili”. È l’unica cosa che ho saputo dirgli, non so se basterà ma sono sicura che, come ogni volta, saprà farsi il suo coraggio, fatto di qualche lacrimuccia a casa, per sfogare l’ansia, e di un sorrisino tirato all’entrata, che si trasformerà in chiacchiere allegre quando andrò a prenderlo, ormai di nuovo sicuro, nella sua scuola.

Cresce, io cresco con lui e impariamo nuovi modi di trascorrere il tempo insieme, giocando e parlando, facendo foto e chiedendo il permesso, prima di pubblicarle.

È un’ evoluzione che mi affascina, lo guardo, ancora bambino ma con guizzi da ragazzino, cerco di conoscerlo, lo osservo e provo ad interferire il meno possibile.

Buon inizio lui piccolo, Meraviglio del mio cuore.

Cinque mesi e poco sonno.

Oggi hai avuto mal di gengive, tutto il giorno, dopo che anche la notte non ti aveva lasciato tregua, sveglio e coi lacrimoni, ed io con te.

Batti un tempo veloce, di conquiste che ti esaltano e di cui sai ridere, con la bocca spalancata e gli occhi ben aperti.

Fai gli occhi a cuore ogni volta che vedi il tuo fratellino, e scalpiti per seguirlo nei salti che fa intorno a te.

Dispensi sorrisi innamorati al tuo papà, che si scioglie di una tenerezza tutta vostra, fatta di canzoncine buffe durante il cambio pannolino e passeggiatine casalinghe per calmarti le paturnie.

Mi rivolgi sguardi languidi, da vero innamorato, che fanno ridere gli altri due uomini di casa e mi stordiscono di questo amore, che affonda in me in modo nuovo e mi lascia inerme, in balìa di un faccino tenero e risatine.

E allora eccomi qui, nonostante tante, troppe ore di sonno che mancano all’appello e si vedono tutte in faccia, eccomi a festeggiare cinque mesi di questa avventura che avevo temuto tanto di non saper giocare, presa tra il cercarmi e impararti e invece mi insegni ad affrontare con allegria.

Grazie piccolissimo, sei una splendidezza.

Fine anno.

Saluto un anno difficile, che pur avendomi portato la gioia grande del piccolissimo, non riesco a perdonare, perché mi ha tolto una vita che amavo, e che non avevo bisogno di mettere alla prova per sapere che era proprio quella che avevo scelto.

Mi ha tolto esperienze che mi sono preziose, e la possibilità di condividerle con chi amo e chi mi è vicino.

Mi ha tolto la possibilità di abbracciare, stringere e ridere spensierati, perché con le mascherine e il distanziamento si trovano modi alternativi, ma non è la stessa cosa.

Tengo stretti loro, che sono la mia luce e la mi spinta, tengo noi, che siamo diventati il nostro numero perfetto, quattro (più una felina).

Non mi voglio immaginare l’anno che verrà, mi auguro solo un poco di leggerezza in più, e di poterla condividere.

Piccolo riti.

“Topetto, stasera ricordiamoci lo spuntino per Babbo Natale e le renne! “
“Certo mamma, latte e biscottini per lui, e nove carote per le renne”
“Nove? “
“Si, una per una, sennò ci restano male”
“Mmh ma non credi che poi, gli potrebbe venire mal di pancia? Mangiano in tutte le case dei bimbi…”
“Si, forse hai ragione… Allora lasciamogli nove pezzi di carota “
“Ecco, nove pezzettINI mi sembra una buona soluzione”
Tanto lo so, che a Lui grande tocca lo spuntino di latte e biscotti, a me la carota.
Almeno non sono nove!

Sorpresa di Natale.

Ogni anno mi dico che non accadrà, sarò allegra e spensierata, lo meritano i miei bimbi, e un po’ anche io.
Ma ogni anno, puntuale, arriva a mordere il ricordo di tutte le assenze che hanno un posto al tavolo: i miei fratelli, uno zio adorato, un’ amica. Persone del cuore che sarebbe bello avere qui, a scartare regali e bere the caldo, col pandoro, ché il panettone non mi è mai piaciuto, ma forse per loro lo comprerei.

Mancano sempre ma questa ricorrenza acuisce la mancanza, stringe i denti un po’ più forte, e mi trova, immancabilmente, impreparata.

Inzio a combatterla con le luci dell’albero, gli addobbi di legno e stoffa e le canzoni di Natale in sottofondo. La battaglia prosegue con fiocchi e carta da regalo, forbici e biglietti, provando ad annodare nei pacchetti un po’ di sorrisi. Poi è la volta dei biscotti, impasto, stendo, inforno e mentre la casa profuma dei natali da bambina, inizia a scivolare giù un po’ di tristezza, insieme alla farina che si scioglie via, con l’acqua del rubinetto. Preparo lo spuntino per il vecchietto rosso vestito e le sue renne, e sento la voce di mia nonna che mi esorta a dormire, per farlo arrivare prima, e mi scopro a ripeterle, uguali, ai miei piccoli, che, come me, provano invano a vincere il sonno.

È la mattina di Natale, le tovagliette rosse, le tazze di coccio che i miei tenevano per le “belle occasioni” e che io rivendico per un po’ di bellezza quotidiana, piedini veloci e occhioni grandi “Mamma, papà! Hanno mangiato tutto! Tuttissimo!”
Tra le grida, le manine sporche di colazione che strappano la carta, gli abbracci e le canzoni, i natali di ieri si mescolano con quello di ora e mi fanno promesse per quello che sarà.

Ogni anno mi coglie impreparata, e mi sorprende. Ogni anno non sono spensierata ma ho sorrisi, abbracci e manine tenere che sciolgono i nodi e mi rendono un Natale felice, stropicciato di vita.
Perfetto e sorprendente.

Tempo.

Il piccolissimo ha mal di denti, anzi di dentini in divenire, e strilla il suo mal di gengive da quattromesenne, lasciandomi esausta e con le orecchie in panne. Allora mi ritaglio piccoli pezzi di silenzio, rubacchiati qua e là, per ri-trovarmi e scoprire che mi sto trasformando ancora, sempre più simile a quello che sono, anche io, in divenire.

Magia di Natale.

E penso a quando facevo l’albero ascoltando canzoni natalizie, c’eravamo ancora tutti, e Natale era davvero solo un momento magico.

Ora con i miei piccoli, ho chi mi fa la mia magia personale, e ne sono immensamente grata.

Quest’anno abbiamo appeso anche i bastoncini di zucchero, che il mio bimbo grande desiderava moltissimo, e stamattina li ha sistemati lui, ascoltando canzoni natalizie, ci siamo tutti e per lui Natale e un momento magico.