Cosa scrivo

Dicembre duplice.

Dicembre è un mese dalla doppia faccia per me, l’atmosfera natalizia che amo, con le sue lucine, l’odore di arancia e cannella, le coperte soffici, si intreccia alle assenze, che pare mordano di più, e più forte.

Quest’ultimo anno, più faticoso per tutti, si porta la prospettiva di non poter condividere il Natale con tante persone che mi sono care, e questo rende tutto ancora più faticoso.

Però, ho ricevuto un regalo in anticipo, morbido e coccolino. Il piccolissimo illumina le ombre, le sconfigge ridendo con suo fratello e spalancando gli occhioni ad ogni scoperta.

Quattro mesi di piccolissimo.

E sono quattro mesi. Di faccette buffe, risate larghe e occhioni grandissimi. Ora stai quasi seduto, tieni le manine intorno al mio collo, e gorgheggi ad alta voce, compiacendoti dei nuovi suoni. Sei meraviglia e consapevolezza nuove, un amore travolgente che a tratti mi stordisce.

Mi insegni ad essere mamma di due, a dividere le attenzioni e moltiplicare il cuore, confermi che le coccole sono quello che serve e non ci sono “vizi” ma bisogni teneri a cui rispondere. E io rispondo come posso, come so, alle tue istanze notturne e mentre ti tengo tra le braccia, cullo la bambina che sono stata, la madre che sono e sarò; tutte insieme, con te e con il ricordo di tuo fratello neonato, ritrovo il ritmo e respiro più forte.

Ci hai riempito di allegria e ci hai resi ancora più forti, sei circondato di canzoncine, versetti e un fratello che “io lo amo tanto mamma, anche se è piccolo, è il mio fratello del cuore”.

Sei un piccolo sole, dagli strilli acuti e i sorrisi ammalianti, ci hai catturati nel tuo mondo e seguirti è un avventura che voglio scoprire.

Tra poco è Natale e noi abbiamo il nostro regalo perfetto.

Grazie a te, mio piccolissimo, anche se senza nonni e zie, sarà bellissimo.

Con amore,
Mamma.

Un anno fa.

Ieri era una giornata speciale, un anno fa scoprivo due lineette rosa, e facevo una capovolta suo cuore.
La chiamata alla mia amica F., per chiederle se davvero, davvero anche a lei sembrava possibile, e poi a Lui grande, a lavoro, con la voce tremante, ché avevo pensato di fargli una sorpresa al rientro, in modo carino, ma poi non ho potuto, avevo bisogno di averlo accanto, come sempre, insieme in ogni passo.
Dopo ci furono giorni di paura, corse in ospedale col meraviglio accudito dalle amiche, e una gravidanza desiderarissima e faticosa, difficile, che mi ha bloccata tra ansia e lockdown.
Ora che c’è un piccolissimo qui con noi, non dimentico niente, né la paura, né il parto disastroso, ma posso guardarli come altri pezzetti di questo puzzle che ad ogni cambiamento si trasforma, per seguirmi.

Stanchezza e cose belle.

Una stanchezza che sembra avvolgere tutto, e mi fa stralunata, mentre nuoto in affanno tra pensieri appannati.

Nonostante ciò, ho cose belle (appannate ma belle) per la testa e tra le dita, che trovano parole negli spazzi di tempo i cui non sono cercata da qualcuno, quindi perlopiù di notte, ma per ora è quello che posso e va bene così.

I bimbi si amano, di un amore tutto loro, con una lingua che inventano nuova ogni giorno. E anche se a dirlo sembra labile, io questo amore lo vedo concreto nelle loro manine intrecciate, nelle risate larghe, negli occhi adoranti.

Io e Lui grande, stanchi, stanchissimi, ma che rubiamo qualche momento, pochi e brevissimi, per ritrovarci in due e riconoscerci, ancora una volta. E la sera le mani intrecciate sono le nostre, impastate di sonno, sotto il piumone e con un meraviglio messo a nanna a turno e un piccolissimo nel mezzo, stanchi, insieme.

Cuori di carta e un bimbo che cresce.

Ritagli cuori di carta in cui disegni la famiglia, costruisci magie con forbici e colla e ce la regali, con spensieratezza, la testa già ad inventare qualcos’altro.

Hai una cura gentile per il tuo fratellino, e quando ti ammali la prima domanda è “allora non posso dargli bacini, solo coccole ora?” e lui si scioglie in sorrisi larghisismi, tutti per te.

Ti piace dormire sotto un cielo di stelle fluorescenti, un po’ tamarre nel loro plasticume, un po’ magiche quando mi stendo al buio nel tuo lettino, per l’ultima coccola e il bacio della buonanotte.

Fai dolci e pizze e polpette, col grembiule e le maniche tirate su, serissimo e concentrato, con un sorriso soddisfatto, come quando col papà costruite giochi di legno e cartone.

Nei giorni di festa, la mattina cammini veloce fino al nostro letto, e mi sussurri “andiamo di là, io e te”, e così sgattaioliamo in salotto e per una mezz’oretta stiamo sotto la coperta, noi due, a raccontarci storie e cartoni animati, finché gli altri due ometti di famiglia, il piccolissimo e il grande, ci reclamano per coccole e colazione.

Chiedi attenzioni e ne dai altrettante, con garbo cerchi il tuo spazio nel mondo, esplorandolo con allegria e una cosciente determinazione.
Argomenti e controbatti ma riconosci quando sbagli, e chiedi scusa con naturalezza e qualche lacrimone.

Hai una sensibilità quasi esasperata, che mi riconosco e da cui vorrei proteggerti, ma nel momento esatto in cui il pensiero mi sfiora, tu hai già trovato il tuo modo di destreggiarti tra il tuo sentire e il mondo fuori. Da sempre mi hai dimostrato che se faccio un passo indietro, tu ne fai due avanti e illumini le mie ansie di madre, con la tua saggezza bambina.

In equilibrio tra tenerti stretto e lasciarti andare, mi insegni a farlo con leggerezza.
Tu corri, mio Meraviglio, io ti guardo, sorrido e ti vedo prendere il volo.

Tanto io, lo sai, sono qui.

Sette anni meravigli.

Sette anni fa, dopo un parto lungo e difficile, a quest’ora, aprivi gli occhi sul mondo e mi innamoravi, perdutamente.
Sei stato la prima persona a conoscermi da sempre, ed è un regalo grande, accompagnato dalla quieta serenità di saperci e scoprirci un po’ di più ogni giorno.

Tu, che ricordo bimbetto, intravedo ragazzo e immagino uomo.
Tu che mi insegni l’indulgenza per quelle fragilità mie che rivedo in te.
Tu, che mi intenerisci nel vederti simile, e ti amo pazzamente nel saperti diverso.
Tu, che in un compleanno strano, senza amichetti, nonni e zie, sai essere entusiasta, e attraversando lo schermo del tablet, rendere partecipi tutti.

Tu, che mi hai fatto nascere madre per la prima volta.
Tu, che sei il mio piccino, il mio bimbo grande. Il mio Meraviglio.

Corri forte piccolo mio, io sono qui, dietro si te, abbastanza vicino per sostenerti, abbastanza lontano per farti volare.

Buon compleanno amore mio,
Mamma.

Io ti cullo, tu mi cresci.

Ti abbandoni alle mie braccia, le ciglia lunghe chiuse sui sogni, io ti cullo e tu mi cresci.

Alimenti le occhiaie e le notti insonni, cresci le paure e le ansie di non essere abbastanza per te, e per me. Di non sapere o di pensare di sapere troppo, di contare in tuoi sorrisi e lasciare indietro i miei pensieri, di correre dietro a questi e perdermi i tuoi.

Essere madre è un gioco di equilibrio, tra l’amore per i figli e il mantenerne un po’ per se stesse. Un po’ di gentilezza verso le proprie inettitudini, ché quelle degli altri è più facile perdonarle è le nostre sembrano massi enormi.

Io ti cullo e tu mi cresci, mi insegni l’esserti mamma come serve a te e non come lo immagino io.

Grazie.

Tre mesi di piccolissimo.

Un anno fa, di questi tempi, iniziavi il tuo viaggio dentro di me, eri poco più di un pensiero, non sapevo di te e saltellavo da un treno all’altro, in quello che sarebbe stato l’ultimo periodo di città diverse e abbracci forti.

Tre mesi fa, aprivi gli occhi sul mondo, e mi rendevi madre per la seconda volta, una mamma con un amore grande, una consapevolezza maggiore e una serenità tutta nuova.

Ieri hai compiuto tre mesi, e il tuo fratellino grande, che ti ama di amore privo di gelosie e ricco di tenerezza e allegria ha cantato e ballato con te, facendoti ridere e gorgheggiare.
La gelosia magari poi arriverà e la accoglieremo, perché tra fratelli è piuttosto normale, ma per ora vedervi così, insieme, è uno dei regali più belli.

È magica questa seconda volta, come lo è stata la prima ma in modo diverso.
Se con il Meraviglio era l’emozione di un amore nuovo e sconvolgente, con te è la conferma di questo con in più la serenità dell’ (almeno un poco) esperienza.

Ci sorridi e ci conquisti dopo ogni pianto urlante (perché hai fame, sempre fame) e coccolarti è diventata una attività di famiglia.
Ascolti tuo fratello che ti legge storie e ti racconta il vostro mondo bambino in un modo tutto suo, perfetto.

Da tre mesi la nostra vita è piu allegra, tenera e divertente.

Grazie, piccolissimo, scoprire di nuovo il mondo con te è bellissimo. Se mi cerchi, io ci sono.

Con amore,
Mamma.

I giorni di fatica.

Oggi è un po’ più difficile.

Mi mancano le amiche, poterle abbracciare e darsi appuntamento fuori, per parlare di tutto e di niente e ridere forte.
Ma siamo tutti prudenti e rimandiamo, oppure ci vediamo con mascherine e distanza e pur se questa è una buona soluzione, si avverte qualcosa fuori sincrono, una stonatura nel trattenersi, che sta diventando (purtroppo) abitudine. E mi chiedo quando torneremo a stringerci senza esitazioni, senza timore di arrecarsi danno, a salutarci con un bacio e prenderci le mani. Non è essenziale forse, e di fronte alla contingenza di questo tempo metto diligentemente in pausa un po’ di socialità, ma talvolta, è davvero un peso grande.

Oggi poi è l’ #adopteeremembranceday è un pensiero corre a chi non c’è, sopraffatto dalle ombre e dai fantasmi di un dolore ben mascherato.

Ci provo.

Parole per costruire

Le parole costruiscono realtà, e mi stupisco (forse pecco di ingenuità?) nel constatare che, ancora, alcuni genitori adottivi non hanno contezza di concetti fondamentali e utilizzano terminologie inesatte e fuorvianti che, temo, rispecchiano una visione irrealistica e limitata. La buona fede non mi pare più una giustificazione possibile. Una attenuante forse, ma solo se , poi, c’è il desiderio di mettere in discussione le proprie idee, una volta che vengono confutate con tanto di spiegazione.

Invece, spesso, ci si trova davanti ad un muro di gomma, che si nasconde e si trincera dietro l’idea del “si è sempre fatto/detto così ” o “in fondo non c’è niente di male ” avallando l’idea che si tratti di filosofeggiamenti inutili e magari pure un po’ pretenziosi.
Siamo in tanti a dirlo, con diversi punti di vista, differenti ruoli, ma è un cambiamento fondamentale da portare avanti.

Le parole costruiscono e un genitore (adottivo e non, ma forse in caso di adozione mi aspetterei e auspicherei più consapevolezza) dovrebbe avere cura di esse. Anche e soprattutto perché dalle sue parole, si costruirà il vocabolario, emotivo e non, di suo figlio/a, le sue parole sono la prima finestra da cui si affaccerà sul mondo. Facciamo che sia una realtà ricca di sfumature, mobile e mutante, e non ferma in stereotipi ormai datati.

P. S. Non mi riferisco a qualcuno in particolare, ma alle tante frasi e parole lette e ascoltate nel tempo.