Dopo anni, alla soglia dei miei trentacinque, può accadere che una persona della famiglia di mio marito (persona anziana, certo, ma che mi conosce da, appunto, anni) ripreso dalle mie cognate e da mio marito, per l’appellativo ( negretto) con cui apostrofa il suo medico curante, si sia difeso dicendo che non è una brutta parola, e quando gli è stato chiesto se avesse pensato a come potessi sentirmi io (che non ero presente, per sua fortuna, alla discussione) nel sentire certe cose, ha affermato candidamente che io, in quanto di “razza Indiana”, sono bianca, perché gli indiani appartengono alla “razza bianca”.
Sorvolando sull’ ignoranza e sulla piccolezza di quella che considero una scusa puerile, oltre che un segnale di davvero molta superficialità, mi stupisco di non essermene mai accorta… Aveva ragione la signora che disse rassicurante a mio padre “non si preoccupi, crescendo schiariscono”. Et voilà per qualcuno sono addirittura bianca, pensando forse di farmi un complimento e di avermi accettata all’interno della sua famiglia. Famiglia che, a questo punto per fortuna, con lui ha poco a che spartire. Rimane l’amarezza, e lo sguardo più cinico, con cui, nonostante l’età e il legame con persone a me carissime, lo potrò guardare d’ora in poi. Peccato per lui, fino ad ora aveva avuto il beneficio del dubbio. Lo ha perso.
Ho pensato molto se raccontare questo episodio, perché coinvolge altre persone, a cui voglio un bene profondo (oltre al mio Lui grande), e perché può sembrare una piccolezza. Invece è una di quelle cose che fanno soffrire, perché risuona di ingiustizia e meschinità, e perché come ogni volta mi colgono impreparata. Mi stupisce sempre che, davvero, una mia caratteristica, un dato di fatto, e non un mio atteggiamento o una mia scelta, possa fare la differenza. La tentazione sarebbe la rabbia, e anche la tristezza, in questo martedì che, dopo pasquetta, mi ricorda quello in cui mio fratello si è ucciso, anche (non solo, ovviamente) per i “negretto” che aveva sentito rivolti a sé stesso, anche (non solo, lo so) per quella diversità che sentiva pesare come macigno.
Allora io racconto, ché solo questo so fare, in questi casi, e spero sia un modo, per fare la mia parte.

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