Lingua madre, madre lingua. Per me è sempre stato l’italiano, la prima lingua parlata. Ma certo i primi suoni sono stati altri. Due parole mi porto dentro, il mio nome “Devi”, di cui custodisco in un quaderno la trascrizione in tamil (o meglio, la versione originale), e l’unica parola pronunciata, pare abbastanza spesso, appena arrivata “abidabidah” suonava. E per anni ho creduto che fosse un verseggiare da bimbetta, fino a scoprire che invece aveva un significato ben preciso: “allontanati, vai via”.
Poco mi importa stabilire quale sia da ritenere l’effettiva “lingua madre”, d’altronde, di una ho respirato i suoni, l’altra la amo e la utilizzo da che ho ricordi nitidi. Tengo però entrambe con me, intrecciate strette, come il nome che amo profondamente, e le parole scritte nei libri che mi hanno salvata innumerevoli volte. In ogni piega di questo intreccio, trovo parti di me, le riconosco da capo, ad ogni giravolta che la vita mi fa fare.

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